Brian Wilson festeggia i 50 anni di “Pet Sounds” dei Beach Boys

16 Maggio 2016

ROMA. «Cosa è 'sta roba? Dove sono i surf e le auto veloci?». Le versioni sono controverse, ma questa in sintesi fu la reazione degli altri Beach Boys - appena tornati da un tour in Giappone - quando...

ROMA. «Cosa è 'sta roba? Dove sono i surf e le auto veloci?». Le versioni sono controverse, ma questa in sintesi fu la reazione degli altri Beach Boys - appena tornati da un tour in Giappone - quando Brian Wilson fece sentire loro i demo di gran parte delle canzoni che sarebbero di lì a poco finite nell'epocale Pet Sounds. Proprio oggi ricorre il cinquantenario dell'uscita di un album - l'undicesimo per i “ragazzi da spiaggia” californiani - che, accolto tiepidamente nel 1966, negli anni ha acquisito lo status di capolavoro assoluto. Tanto che ieri è partito da Bristol il tour celebrativo «Pet sounds 50th anniversary world tour» del 74enne musicista. Pet sounds è lo scarto netto di un genio - il maggiore dei fratelli Wilson - rispetto alle regole di carriera e del mercato. Un ragazzo che in realtà non era mai stato su una tavola da surf, ma era nato con un talento incredibile per le armonie musicali. Già con i primi due lp del 1965 The Beach Boys Today e Summer Days (and Summer Nights) era evidente il tentativo del leader e principale compositore di portare il gruppo avanti rispetto al loro classico sound dei precedenti album, di trovare una nuova dimensione dopo l'ascesa dei Beatles e la “British invasion”. E la foto di copertina di Pet Sounds ritrae i cinque non più al mare, ma nell'incongruo set dello zoo di San Diego, mentre sfamano alcuni animali (i “pets” del titolo). L'anno prima Brian - anche a seguito di un attacco di panico in aereo - si ritira dall'attività dal vivo per concentrarsi unicamente sulla composizione. A fine 1965 inizia a lavorare sul nuovo disco. Chiama Tony Asher come paroliere. Per il resto Pet Sounds sarà un'impresa solipsistica, composta, arrangiata, cantata (per gran parte) e condotta da lui solo.