Brignano a Chieti: «Ridere ci aiuta a digerire il mondo»

L’attore alla Civitella con “Enricomincio da Me” «Mi piacciono molti comici, adoro la Raffaele»
CHIETI. Lo aveva promesso dopo il sold out della passata stagione anche per la replica a furor di popolo. E allora eccola l’attesissima unica data abruzzese dello spettacolo di Enrico Brignano “Enricomincio da Me Unplugged” che si terrà domenica 26 agosto all’Anfiteatro La Civitella di Chieti (biglietti ancora disponibili online e nei circuiti Ticketone.it e Ciaotickets, prezzi con diritti di prevendita: poltronissima Gold €69, poltrona centrale €57.50, poltrona laterale €46, gradinata: €35, tribuna legno: €28,75. Infoline: 08554062; 366.2783418 ).
Fuoriclasse del teatro italiano, l’attore e comico romanocompie 30 anni di carriera e 50 di vita, un doppio anniversario che pone le basi per la genesi di questo nuovo allestimento. Varcato il traguardo del mezzo secolo, Brignano non smette, infatti, di farsi domande. Soprattutto, si chiede se ciò che è diventato è stato il frutto consapevole delle scelte fatte, «un disegno del destino oppure una gran botta di cu… riosa casualità».
Campione indiscusso della scena italiana, amato dal pubblico che lo premia con la sua folta presenza a ogni spettacolo, Brignano sul palco intraprende un viaggio nel tempo, attraverso un’analisi attenta di ciò che è stato, ritrovando vecchie conoscenze, strane figure, forse ombre o forse realtà; rinfrescando brani storici della sua comicità, si pone di fronte a bivi da ripercorrere prendendo una strada diversa da quella già fatta, per il gusto di scoprire dove lo avrebbe condotto. Così ne parla al Centro.
Che spettacolo presenterà in Abruzzo?
«Si chiama Enricomincio da me ed è la mia storia, il racconto dei miei 30 anni di carriera, tra gioie e dolori, personaggi più o meno improbabili, incontri provvidenziali ed esperienze formative. Tutto narrato a modo mio. Comicamente».
L'Italia di questi tempi ha bisogno di ridere?
«Forse oggi più che mai. Le notizie che ci arrivano da tutte le parti non fanno altro che accrescere la preoccupazione, il malcontento, l’angoscia. Attenzione: ridere non è anestetizzarsi. Al contrario: ridere è aiutarsi, con l’ironia, a “digerire”, a metabolizzare, forse anche a oggettivare il problema e magari ad avere un occhio più lucido sul da farsi. Almeno, così è la comicità per come la intendo io, mai fine a se stessa».
Quali sono le cose e i personaggi italiani di oggi che la fanno ridere?
«Le cose che mi fanno ridere sono le contraddizioni che osservo, i controsensi di cui pochi si accorgono e che mi piace portare alla luce. Ma è sempre stato così, in ogni epoca: al comico tocca mostrare le debolezze di un Paese e di un cittadino, metterlo in ridicolo, evidenziare la follia di un gesto che magari diamo per scontato senza pensare più alla sua assurdità».
La satira deve per forza avere un risvolto di denuncia politica?
«Non è detto. Tant’è vero che ci sono diversi tipi di satira: satira di costume, satira politica appunto, satira sociale. La satira è varia come la sua origine: la satura lanx, un grande cesto di frutti vari che venivano offerti agli dei. Ce n’era per tutti i gusti e tutti gli stili. Le dirò di più: la satira ha davvero valore quanto più il potere è forte e repressivo. Ha un valore davvero sovversivo e pungente, fustiga il malaffare nei tempi più bui; oggi la satira è annacquata, come la politica. E a volte quelli che pensano di fare satira in modo trasgressivo, tutti presi dalla volontà di impressionare e scandalizzare il pubblico, si riducono a fare violenza verbale e poco altro. Dimenticando spesso, oltretutto, la cosa più importante: far ridere. Quando satira, poi, è proprio l’anagramma di risata».
Quali sono i comici italiani attuali che la divertono di più?
«Ce ne sono diversi. Vorrei partire da una donna, che forse al di là di essere comica è soprattutto una conoscitrice degli animi dei personaggi che riproduce, ne sa cogliere l’essenza: Virginia Raffaele. Oppure, Raul Cremona, Cevoli, Pino e gli anticorpi, Andrea Perroni, Giacobazzi… ma ce ne sono diversi, io ascolto, seguo e mi diverto. Apprezzo soprattutto quelli molto diversi da me, non per motivi di “competizione” ma perché mi spiazzano di più, mi stupiscono».
E quali sono quelli del passato che la divertono di più?
«Eh! Si metta comodo. Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo nani sulle spalle di giganti. Nella comicità è ancora più vero, non si può prescindere dal passato. E non si può non adorare, venerare chi è venuto prima di te e ha fatto la storia della tua professione… Totò, Aldo Fabrizi, Nino Taranto, i De Filippo, Sordi, Valter Chiari, Chaplin, Buster Keaton, Jerry Lewis… potrei continuare all’infinito. Quanto tempo ha?»
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