Brunori Sas: «Sono un cantautore triste non so rimorchiare»

VASTO. «Il cantautore è triste per natura, il clima tipicamente invernale che ho trovato a Vasto è congeniale a questa tristezza. Al cantautore piace quello che agli altri non piace, noia compresa e...
VASTO. «Il cantautore è triste per natura, il clima tipicamente invernale che ho trovato a Vasto è congeniale a questa tristezza. Al cantautore piace quello che agli altri non piace, noia compresa e la creatività è legata alla noia. Vivo in un paese di mare: in estate12mila abitanti, in inverno 950. Finite le vacanze, da ragazzo, come passavo il tempo? Suonavo e componevo per non annoiarmi e così ho reso vitale la noia che, per definizione, di vitale non ha nulla». A disegnare l’identikit del “cantautore-tipo” è Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, ospite al teatro Rossetti dei Giovedì Rossettiani organizzati dal Centro Europeo di Studi Rossettiani con il Comune di Vasto e la Fondazione Tercas.
Il tema della rassegna è “Cant’autori-Parole in musica” e l’intervista-concerto è condotta dal critico musicale pescarese Paolo Talanca. «Il primo disco l’ho pubblicato a 32 anni, un po’ tardi per iniziare la carriera musicale. Mi piace però l’idea di fare un mestiere che combina parole e musica. Sono un uomo del Sud che evidenzia il divario con il Nord. Periferia contro metropoli. Ammiro molto Ivan Graziani per come ha descritto la provincia», racconta Brunori. «Sono sempre in bilico tra descrivere me e quello che c'è fuori dalla finestra. Il rischio, però, è cantare quello che altri hanno già cantato decenni fa. Il senso dell’umorismo senz'altro mi aiuta a distinguermi» dice. «Credo ci sia una eccessiva riverenza verso un certo cantautorato. Va però detto che è espressione di una qualità artistica elevata diventata, al tempo stesso, nazional-popolare: è entrata nelle case di ricchi e di poveri, intellettuali e analfabeti. Basti pensare a Battiato e alla Voce del padrone: canzoni per tutti che tutti cantavano anche se costruite su una altissima base filosofica. Se un testo è strutturalmente cantabile, colpisce a livello emotivo a prescindere dai contenuti», spiega.
«Ammetto di non aver mai ascoltato i grandi cantautori, li conoscevo solo approssimativamente. Dopo il primo disco, nelle interviste mi paragonavano a molti di loro. Sono stato preso dai sensi di colpa per la mia ignoranza. Io, con la mia pseudo carriera da chitarrista da falò cresciuto in un posto di mare in assoluta tristezza, perché, come tutti i chitarristi da falò, io suonavo e gli altri rimorchiavano. Allora per cercare di cancellare i rimorsi, ho ascoltato Come è profondo il mare di Dalla e ho subito la fascinazione», confessa. «Attualmente le case discografiche devono far quadrare i conti, pertanto è difficile che puntino su uno come me. I talent danno più garanzie. A un esordiente sconosciuto regalano popolarità, un pool di autori scrive le canzoni, si vende cavalcando l’onda del successo momentaneo e poi si punta su un altro nome. Pochi durano. Ma come contestare questo sistema? Mia mamma guarda i talent perché segretamente spera di vederci anche me. Poi con le zie si giustifica con frasi del tipo “Dario fa cose d'élite, di nicchia...”. Forse il tempo è il giudice migliore». Prossima ospite dei Giovedì Rossettiani Nada.
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