Buccirosso a Teramo «Mi piace fare il cattivo»

di Anna Fusaro Con Carlo Buccirosso e la sua commedia “Una famiglia... quasi perfetta” si apre stasera a Teramo il cartellone di prosa, allestito per il Comune dalla Società Primo Riccitelli con la...
di Anna Fusaro
Con Carlo Buccirosso e la sua commedia “Una famiglia... quasi perfetta” si apre stasera a Teramo il cartellone di prosa, allestito per il Comune dalla Società Primo Riccitelli con la direzione artistica di Ugo Pagliai. Lo spettacolo va in scena al Comunale alle ore 21, con doppia replica domani, alle ore 17 e alle 21. La stagione prende il via regolarmente, dopo il sopralluogo alla struttura dei tecnici inviati dall'amministrazione comunale. Mattatore di questo primo appuntamento è il popolare attore-autore napoletano Carlo Buccirosso, familiare al grande pubblico per i ruoli nei film di Carlo Vanzina, Vincenzo Salemme, Paolo Sorrentino e in più di una serie televisiva (nonché per lo spot di una compagnia telefonica in cui si sparava selfie con la bellissima Ria Antoniou e gongolava: «È pazza di me»). È in teatro però che esce la vena creativa a tutto tondo di Buccirosso, nella triplice veste di autore, regista, interprete. Come in “Una famiglia... quasi perfetta”, al terzo anno di repliche, che giunge a Teramo dopo Eboli e prima di Modena. In una villetta vive in apparente armonia la famiglia Tramontano: Vittorio (Peppe Miale) affermato psicologo, la moglie Silvana (Rosalia Porcaro), casalinga insoddisfatta, e il loro figlio Pinuccio (Davide Marotta), adottato a sei anni, oggi 29enne. La quiete è turbata dall'arrivo di Salvatore Troianiello (Carlo Buccirosso), appena uscito dal carcere, padre naturale del ragazzo, deciso a rivendicarne la paternità. In scena anche Gino Monteleone, Tilde De Spirito, Fiorella Zullo, Giordano Bassetti. Compagnia Enfi Teatro. Scene di Gilda Cerullo e Renato Lori, musiche di Paolo e Simone Petrella, costumi di Zaira De Vincentiis, luci di Francesco Adinolfi.
«Quando ho iniziato a scrivere la storia pensavo di interpretare il personaggio del padre adottivo. Poi, procedendo nella scrittura, ho capito che preferivo per me il ruolo del padre naturale, una figura che mi intrigava, un uomo che all'inizio sembra un folle, ma non lo è», spiega al Centro Carlo Buccirosso. «Salvatore si aspetta di trovare un giovanotto, invece avrà davanti un bambino che è invecchiato ma non è cresciuto, affetto dal morbo di Matusalemme, e finisce per incolparne la famiglia adottiva. Lo spettacolo ha momenti divertenti e momenti commoventi. Questo lavoro non è tanto sull'adozione quanto sull'emarginazione di chi, una volta scontata la pena, deve tornare alla vita normale. Ma non mi pongo mai l'obiettivo di dare un messaggio, ognuno vede quello che vuole in uno spettacolo».
Dopo “Una famiglia quasi... perfetta” porterà in scena altri due suoi copioni, con la ripresa a dicembre del “Divorzio dei compromessi sposi”, in cui è Don Rodrigo", e in marzo la novità “Il pomo della discordia”, in cui sarà un padre omofobo.
Per sé preferisce cucire personaggi negativi?
«Visto che non lo fanno gli altri ci penso io. In genere mi vengono proposti ruoli da simpaticone, o da vittima. Invece i personaggi negativi sono più sfaccettati, interessanti, meno piatti e prevedibili, possono avere un'evoluzione nell'arco della storia. C'è sempre qualcosa di buono da tirar fuori da essi».
Tra teatro, cinema e televisione quando trova il tempo per scrivere?
«A volte non lo trovo neanche. Scrivo soprattutto d'estate, quando vado via un paio di mesi e ho la tranquillità per pensare. E poi lavoro molto la notte».
I suoi maestri o riferimenti?
«Non ho avuto maestri, non ho fatto scuole o studi di teatro. Però fin da bambino ho guardato tanto teatro, cinema, televisione. Sono stato un autodidatta, come in tutte le mie cose, dalla chitarra al tennis. Ho fatto sempre così. Se somiglio a qualcuno non è voluto».
Come vede lo stato di salute del teatro, in particolare quello napoletano?
«Il teatro sopravvive. In tutti sensi. Non è aiutato dagli organi che potrebbero farlo, ma c'è anche una carenza di attori, di testi, non esiste una drammaturgia moderna, si vede in scena solo la solita roba. E quindi è normale che non ci siano più i grandi numeri come abbonati. Il teatro napoletano non fa eccezione».
Tra i tanti premi a quale è più legato?
«Sicuramente il David di Donatello per "Noi e la Giulia". Quell'anno la cinquina era di tutto rispetto, con Claudio Amendola, Nanni Moretti, Luigi Lo Cascio, Fabrizio Bentivoglio. Ovvio che sei contento, specie se non te lo aspetti».
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