C’È ROSSANA CASALE: A PESCARA CANTERÒ IL CUORE DI JONI MITCHEL

La cantante chiude al porto turistico “Estatica – Concerti sotto le stelle” «Duetterò anche con il meraviglioso chitarrista abruzzese Di Fulvio»
PESCARA. «Non è un semplice tributo a Joni Mitchell, ma un incontro tra me e lei, il mio mondo musicale che si interseca col suo. Joni ha amato il jazz dopo averlo scoperto a metà carriera, ma è soprattutto una folk singer e una poetessa. Io l’ho scoperta a 14 anni, mi faceva compagnia in quell’età in cui senti che il mondo non ti capisce. È stata la mia prima guida, mi lasciavo trasportare dalle parole dei suoi incredibili testi, dalle sue accordature aperte che fanno volare la chitarra».
Rossana Casale, voce e anima jazz tra le più raffinate e colte, presenta il suo concerto di stasera a Pescara, un ritorno in Abruzzo dopo le esibizioni di dicembre a Teramo e Sulmona. Si intitola “Joni” il concerto di Casale, come il disco (Incipit Records) pubblicato quasi un anno fa, il 7 novembre, giorno del 79esimo compleanno della grande cantautrice canadese. L’esibizione conclude la 30ª edizione di Estatica – Concerti sotto le stelle, festival di world music. Appuntamento alle 21.30 all’arena del porto turistico. La serata sarà aperta dalla No-Fly Band, quartetto abruzzese di contemporary jazz. A seguire Rossana Casale col suo gruppo: Emiliano Begni pianoforte, Ermanno Dodaro contrabbasso, Francesco Consaga sax e flauto, Gino Cardamone chitarra. «Musicisti eccezionali. L’album nasce da una collaborazione creativa tra me e loro» sottolinea l’artista di padre americano, il fotografo Giac Casale (lei è nata a New York) e origini materne venete.
Signora Casale, a Pescara avrà ospite il musicista abruzzese Maurizio Di Fulvio. Cosa proporrete?
Apriremo il concerto con standard che Joni Mitchell ha cantato nel suo album “Both Sides Now”. Quando l’ho proposto a Maurizio, musicista meraviglioso, ha detto subito sì. Sarà un duetto chitarra e voce, per entrare nel cuore di Joni.
Come proseguirà il concerto?
Ci sarà la parte coi miei musicisti incentrata sull’album “Joni”, che porto per la prima volta a Pescara. “Big yellow taxi” per il bis, ancora con Maurizio Di Fulvio, e alla fine io con Emiliano Begni al piano per “Both Sides Now”, una delle più belle canzoni di Joni, capolavoro scritto a 23 anni. Tutta la serata è volta a raccontare lei, ci saranno pure due suoi brani portati al successo da Etta James, “Stormy weather” e “At last”, e il mio brano originale “In and out of lines” dedicato a lei, perché era in grado di scrivere dentro e fuori dalle righe e dovevi scoprire il suo mondo tra le sue parole.
Grazia Di Michele, che ha origini abruzzesi, e Mariella Nava sono sue grandi amiche e compagne in più di un progetto musicale. Cosa cementa il vostro “Trialogo”, per dirla col titolo del vostro album, Premio Lunezia?
Con Grazia ci accomuna proprio l’amore per Joni Mitchell. Era molto contenta del disco. Tutt'e tre siamo unite dalla stima reciproca come artiste e dall’amore per la muisca. Mariella è più sul pop melodico, Grazia il folk, io il jazz, è difficile e intrigante unire le nostre diverse musicalità. Dal lavoro è nata poi una bella amicizia. Sono due colleghe importanti. Grazia ha fatto la storia del cantautorato femminile, è stata una delle prime al Folk Studio di Roma. Mariella viene dal conservatorio, è molto brava oltre che come autrice anche a orchestrare.
Docente al conservatorio di Parma, quali insegnamenti dà ai suoi allievi?
È nostra responsabilità insegnare ai ragazzi la cultura. Mi impegno come una pazza per far loro conoscere Tenco, Paoli, De André, Fossati, Dalla, i francesi, Leonard Cohen e Bob Dylan. Oggi la musica che gira intorno, la trap ma anche il cantautorato, è povera nel linguaggio, i ragazzi in questo tempo malato cercano parole semplici, sentono il bisogno di giocare, di ballare, e la musica oggi è leggera, curativa, una medicina di cui hanno bisogno e che non li impegni troppo. Io cerco di insegnare l’importanza dei testi, do punti di riferimento, cinema, letteratura, arte, teatro. Dalla bellezza nascono cose belle, dalla cultura nasce nuova cultura.