Camilla Saraceni «Nel mio Abruzzo una festa della cultura»

La drammaturga argentina presenta Artinvita dal 14 aprile «Una rassegna di teatro a Orsogna, il paese di mio padre»
Il legame con le radici abruzzesi è fortissimo nonostante sia cresciuta lontano dalla regione, e sono altrettanto forti l'amore per il teatro e la voglia di far amare l'arte: è da qui che nasce il progetto al quale Camilla Saraceni ha dedicato gli ultimi mesi, Artinvita, il festival che dal 14 aprile viene ospitato a Orsogna e in alcuni centri del comprensorio.
Scenografa, drammaturga e coreografa nata 65 anni fa in Argentina da padre di Orsogna, la Saraceni vive e lavora a Parigi dagli anni '70. Dal legame con la figura paterna nasce l'ispirazione di questo festival che, tra le altre cose, vede la partecipazione di Juliette Binoche come madrina. «Mio padre non ha mai capito ciò che facessi davvero», racconta la scenografa, «il mio lavoro per lui è stato a lungo un mondo estraneo, che forse solo negli ultimi anni della vita ha cominciato a capirlo. È triste pensare di non essere riuscita a trasmetterglielo fino in fondo, e allora lavorare in Abruzzo è per certi versi un modo per rendergli tutto ciò che mi ha dato, perché se ho fatto quello che ho fatto, e sono diventata quello che sono, è a lui che lo devo». Lo spirito di Artinvita è «portare il teatro e l'arte contemporanea dove di solito non arrivano, dove c'è gente che altrimenti non la cercherebbe». Il progetto è ambizioso, e il sogno è quello di consolidare una grande manifestazione culturale in una terra lontano dai grandi circuiti artistici. primi passi vengono mossi con estremo pragmatismo: «I soldi non sono molti, per ora c'è qualche azienda che ci aiuta e cercheremo dei fondi europei», spiega la Saraceni, «però cominciamo dal piccolo, mettiamo le radici sperando che facciano crescere qualcosa di importante. Iniziamo con giovani del posto, come quelli dell'associazione InSensi; abbiamo come base Orsogna facendo qualcosa in comuni vicini come Guardiagrele, ma in futuro vorremmo allargarci ad altre realtà e altri territori, per ingrandirci un po' alla volta», continua, «vogliamo fare cultura in posti non abituali, con un progetto anche sociale e culturale: verranno artisti da altri posti per far comunicare la gente attraverso l'arte, in modo che diverse culture si confrontino e si conoscano».
Nella prima edizione di Artinvita la Saraceni cura la regia di “Mari” del drammaturgo siciliano Tino Caspanello. Nel corso del festival si mischieranno poi cinema, teatro, danza, fotografia, arte. Ad esempio la scenografia di “Mari” resterà in teatro come installazione visitabile. Vi contribuiranno attori francesi che parlano italiano, un falegname di Filetto, un cugino albanese della Saraceni che collabora per la scenografia, il curatore delle luci arriva da Lione, avranno un ruolo gli allievi del liceo artistico di Lanciano, le musiche originali sono di Laurent Petitgand, autore delle colonne sonore di diversi film di Wim Wenders.
A chi chiede se quest'angolo d'Abruzzo sia pronto a un certo tipo di arte, la Saraceni risponde con filosofia: «La gente qui ha una raffinatezza di base innata, e lo dico pensando a prodotti come olio, vino o pomodori: sono prodotti raffinati, e per questo credo che un ponte tra questa raffinatezza e l'arte non sia affatto impossibile». Artinvita porterà a Orsogna e dintorni un mondo “lontano”, con artisti che vi soggiorneranno, le prove aperte sul posto, spettatori che verranno da fuori: «Una decina di amici arriveranno da Parigi e qualcuno da Roma, portando così anche qualcosa all'economia», rivela la scenografa, «non per niente secondo uno studio ogni euro investito ne tornano 4 alla comunità». Un grande “mélange” culturale, insomma, come del resto lo è la vita della Saraceni: il padre ha conosciuto in Albania la madre che era di origine greca; nel '49 hanno lasciato un Europa disastrata per l'Argentina, e da qui la giovane Camilla, fresca di studi in filosofia, si è trasferita a Parigi per un dottorato in filosofia: sposa un francese che fa cinema, inizia a lavorare nella moda per i costumi e le coreografia, collabora con Dior e Chanel. Amici come l'attore Philippe Léotard e il regista Patrice Chéreau la convincono a impegnarsi maggiormente nel teatro, e diventa inizia quindi a occuparsi di regia, scenografia, drammaturgia. Lavora anche in Belgio e Germania, e ora per la prima volta in Italia, dove di certo non è una forestiera: «Torno quasi tutti i mesi: ho tanti amici e ho promesso a mio padre che non avevo mai venduto la casa di famiglia».
In pratica una giramondo che torna alle radici, con questa avventura nella quale coinvolge una grande amica che è un volto noto del cinema, la Binoche di “Chocolat” e “Il paziente inglese”. A metà anni '80 ha fondato una compagnia teatrale a Parigi con la Binoche, che è stata anche la madrina della figlia: «Ma le avrei chiesto comunque di presenziare al nostro festival», chiosa la Saraceni, «perché è bravissima non solo come attrice ma pure nella pittura e nella danza, e perciò incarna quello che questo festival vuole rappresentare. Ora sta girando un film, e se finirà in tempo le riprese verrà: altrimenti sarà sicuramente con noi l'anno prossimo».
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