«Canto mio zio Rino: è attuale, sapeva parlare di sociale e di amore»

La tribute band sarà a Capistrello con uno spettacolo fatto di canzoni, aneddoti e video inediti girati dalla madre
Generazione dopo generazione, le canzoni di Rino Gaetano continuano a lasciare un’impronta e i tributi live al cantautore crotonese si moltiplicano. Solo in Abruzzo, sono diversi gli esperimenti di questo tipo, a partire dal “fantasista” Osvaldo Bianchi e da progetti ibridi come i Ci Manna Rino. Eppure, tra le numerose Tribute band dedicate, ce n’è una in particolare che può essere forse considerata la più pura, la più vicina all’identità del musicista, se non altro perché una parte del suo sangue scorre nelle vene di uno dei membri principali, Alessandro Gaetano, in arte Alessandro Greyvision. Parliamo del figlio di Anna, sorella di Rino.
La band, attesa a Capistrello venerdì 16 agosto, porta in scena uno spettacolo fatto di canzoni, aneddoti, ricordi e anche dei video inediti, girati dalla madre di Rino e Anna, Maria Riseta Cipale. Sul palco, oltre a Greyvision (voce e chitarra acustica), Ivan Albadori (voce e chitarra ritmica), Alberto Lombardi (chitarra elettrica e cori), Fabio Fraschini (basso), Marco Rovinelli (batteria), Michele Amadori (tastiere e cori). Un concerto che accompagna le feste di Capistrello, in onore del patrono San Rocco di Montpellier. Un appuntamento gratuito, nella piazza del Comune, che vede il coordinamento di Alberto Scatena e la direzione artistica di Tony Orlandi. Ogni live di Greyvision e compagni rappresenta un viaggio attraverso grandi successi come Aida, Ahi Maria, A mano a mano, Sfiorivano le viole, Berta Filava, Ma il cielo è sempre più blu, Nuntereggae più. «Mi sono avvicinato alle canzoni di mio zio lentamente, senza che questo diventasse una forzatura», racconta Alessandro. «Fin da bambino sentivo il desiderio di avvicinarmi a uno strumento musicale per strimpellarlo. Poi, a vent’anni, andai a vivere da mia nonna. Lì c’era la vecchia stanza di Rino con tutti i suoi oggetti e le sue cose più personali, penso ad esempio al suo cilindro che ogni tanto portiamo in scena. Sono entrato in punta di piedi, prima di arrivare a toccare uno strumento ce n'è voluto».
Alessandro, parte del vostro successo à dovuto alla forza delle canzoni di suo zio. Che effetto fa, sentirle cantare da giovani, a volte giovanissimi?
È sorprendente, specie se si pensa che non manca molto tempo al quarantennale della sua morte. Del resto, brani apparentemente leggeri dimostravano impegno sociale. Si pensi ad esempio a Berta Filava, un testo che contiene dei precisi riferimenti politici. Poi, naturalmente, ci sono state delle grandi ballate d’amore.
Come avete raccolto questa eredità di canzoni, una volta imbracciati gli strumenti?
Il progetto “Rino Gaetano Band” nasce da una cover band completamente diversa dalla attuale. Dal quaderno lasciato sulla tomba di Rino al cimitero del Verano per i tributi dei fan, mia madre, sua sorella, lesse la richiesta di un ragazzo di Roma che proponeva di fondare una band di tributo. Gli rispose entusiasta che gli avrebbe offerto sostegno e che sarebbe stata felice se avessero coinvolto anche me. Era il 1999, ma la formazione attuale della band risale al 2015.
Oltre ai concerti, organizzate delle vere e proprie giornate alla memoria di Rino, grazie a un'associazione dedicata. Come nasce questa proposta?
L'associazione nasce dalla necessità di promuovere appunto manifestazioni ed eventi come i raduni nazionali di solito programmati il 29 ottobre e del 2 giugno, in concomitanza con gli anniversari della nascita e della scomparsa di Rino. Quello estivo, avveniva a piazza Sempione, nei pressi della casa dove abitava. Quest’anno, tuttavia, è stato inglobato dal Rock in Roma.
Libri, articoli, leggende metropolitane hanno alimentato un vero e proprio mito intorno alla storia di suo zio e alla sua tragica scomparsa. Come vivete questo aspetto?
Intanto, come famiglia, abbiamo sempre e fermamente rigettato qualsiasi ipotesi di complottismo. Si è parlato di incidente automobilistico anticipato dai suoi versi, quando invece tutti i cronisti che si sono attenuti ai fatti hanno parlato di circostanze puramente casuali. Poi, che dire della sua presunta simbologia massonica? In tanti hanno favoleggiato sulla presenza di riferimenti alla rosa rossa, presenti, ad esempio nel brano postumo Ti voglio, completato di recente dal cantautore Artù. Ebbene, è stato proprio Artù in questa canzone, ad aggiungere un verso sulla rosa rossa, elemento non presente nella bozza originale registrata da Rino. Allora, Simone Cristicchi con Ti regalerò una rosa, a quale massoneria dovrebbe appartenere? Si tratta di questioni senza senso. Per quanto riguarda la fiction Rai, senza nulla togliere alla bravura di Claudio Santamaria e alla sceneggiatura accattivante, di mio zio in quel lungometraggio c’è poco.
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