Carmen Yáñez: «Luis e io amavamo L’Aquila»

20 Novembre 2021

La poetessa e moglie di Sepúlveda ospite del Premio Bonanni: «La sua morte per Covid deve farci ripensare alle nostre vite»

L’AQUILA. Carmen Yáñez passeggia tra i vicoli del centro e fa caso agli angoli di strada che portano ancora i segni del terremoto. Nella mente, le immagini di distruzione che ha visto nel suo Cile, terra segnata da un importante evento sismico almeno ogni dieci anni.
Le macerie che ricorrono nella sua mente non sono poi così diverse da quelle viste a Sarajevo da Charles Simic, ospite d’onore dell’edizione 2015 del Premio Laudomia Bonanni. Ricordi che si sovrappongono a quelli condivisi nelle poesie del messicano Homero Aridjis, chiamato in causa per l’edizione 2019 del premio dedicato dalla sua città alla scrittrice aquilana. I venti anni del riconoscimento letterario per eccellenza del capoluogo hanno attraversato una crisi economica, un terremoto e una pandemia. Eventi che hanno costituito un imprescindibile spartiacque tra un prima e un dopo, con riflessi anche nei versi delle decine di poeti coinvolti anno dopo anno. «Ho conosciuto questa città prima del terremoto», dice Carmen Yáñez, «mi trovai a visitarla insieme a mio marito Luis Sepúlveda. In quell’occasione potei ammirare la bellezza delle strade, dell’architettura e la successiva notizia del terremoto del 2009 mi colpì profondamente».
Di qui il parallelo con il Cile. «Anche la mia terra è stata distrutta da un violento evento sismico», conferma la poetessa. «Ma da queste situazioni impari a reinventarti, ricostruirti a riscoprirti fratelli, non solo nel dolore ma soprattutto nello sforzo continuo di rinascita». Nata a Santiago del Cile nel 1952, Carmen Yáñez finì nel 1975 nelle mani della polizia politica di Pinochet. Scampata all’inferno di Villa Grimaldi, rimase in clandestinità fino al 1981, quando sotto la protezione dell’Onu si rifugiò in esilio in Svezia, dove iniziò a pubblicare le sue poesiesu riviste svedesi e tedesche. Nel 1997 si trasferì in Spagna, nelle Asturie, dove tuttora risiede. Il suo nome è noto anche per la lunga storia d’amore e il matrimonio con lo scrittore Luis Sepúlveda, venuto a mancare il 16 aprile 2020 per complicazioni legate al Covid. «Stiamo vivendo una catastrofe con cui tutti dobbiamo fare i conti», osserva riferendosi alla pandemia. «Quello che è successo a Luis rappresenta una grande lezione. Impone a tutti di ripensare la nostra vita nella società, ci pone delle domande sul futuro e sul nostro modo di vivere cui non possiamo sottrarci». In mattinata l’incontro con la stampa, nel pomeriggio il confronto con la città durante il quale è stato presentato un video di Germana D’Orazio celebrativo dei 20 anni del premio. In sala, in un appuntamento moderato da Angela Ciano, l’attrice Eva Martelli che ha letto alcuni versi della Yáñez. Presente anche la poetessa Anna Maria Giancarli che ha dedicato alla collega cilena alcuni versi dal titolo “Flor de mujer”: «... dolore come la luna bianco / Carmen tra giorni dalla notte invasi / tempi feroci e sillogismi di libertà da garrota recisi». Questo l’incipit. In sala anche alcuni rappresentanti della giuria del Premio Bonanni, composta da Liliana Biondi, Renato Minore, Francesco Sabatini, Giuliano Tomassi (segretario), Stefania Pezzopane (presidente), Pierluigi Biondi (presidente onorario), oltre che la stessa Anna Maria Giancarli. Oggi la cerimonia di premiazione, alle 11 all'Auditorium del Parco del Castello. I tre finalisti della sezione Poesia edita sono Milo De Angelis con “Linea intera, Linea spezzata” (Lo Specchio Mondadori), Umberto Piersanti con “Campi d’ostinato amore” (La nave di Teseo) e Alessandro Fo – nipote del premio Nobel Dario Fo – con “Filo Spinato” (Giulio Einaudi).