Carrón e Legnini: nel mondo in crisi le regole non bastano

3 Maggio 2016

Il leader di Comunione e liberazione e il vice presidente del Csm a confronto sul tema della “bellezza disarmata” in un incontro a Pescara

PESCARA. «Regole», «crisi», e poi un insieme di riflessioni su «libertà, verità, bellezza, ragione, straniero, l'altro, limite». Ha puntato su questi tre cardini, la presentazione del libro del successore di don Luigi Giussani alla presidenza della Fraternità di Comunione e liberazione, Julián Carrón, da parte del vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, abruzzese di Roccamontepiano, nel tardo pomeriggio di ieri al cinema-teatro Massimo di Pescara, di fronte a una platea di circa mille persone.

Una sala gremita per ascoltare i dettami dell'ultima pubblicazione di Carrón, “La bellezza disarmata” (uscito nel settembre scorso per i tipi della Rizzoli), nella quale erano presenti, tra gli altri, anche l'arcivescovo della diocesi Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, il sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli, e il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini. Un evento, tra citazioni di Leopardi, Eliot, Dostoevskij, Arendt, le encicliche di Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, con le parole chiave del cattolicesimo, quali «misericordia» e «carità», mettendo al centro la «persona», e per rispondere alla domanda-leit motiv di ieri: «Come si affronta la realtà?». Quella realtà, ancora contraddistinta dalla crisi.

«Occorre superare la limitatezza dell'esperienza cristiana. Occorre altro, occorre di più», ha sottolineato Legnini, citando Carrón. «Non basta diffondere per un cattolico, per un cristiano, i valori cristiani», ha spiegato, «ma occorre aggiungere le opere». La risposta «è nel libro», ha continuato Legnini, in quanto «dal dialogo scaturisce il fatto nuovo». Ma se occorrono «le opere, non è sufficiente fare buone regole. La norma non è esaustiva per l'indirizzo che deve governare ciascuno di noi. L'uomo non può essere redento dall'esterno», ha rimarcato Legnini. Insomma, necessita quel «di più», secondo l’ex parlamentare del Pd, che è proprio quell'«auotogoverno» della coscienza, la quale per Carrón è la riscoperta dell'«io». Uno sprone, per i presenti, non solo appartenenti al movimento fondato da don Giussani, anche perché - ha aggiunto Legnini, evocando il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, a proposito di una lectio magistralis dei giorni scorsi, all'università di Teramo - «la Legge è in crisi». Crisi, che dal latino crisis, ma anche dal greco krisis, significa separatezza, scelta, decisione.

Quindi, è intervenuto Carrón, «la crisi pone domande, così come scriveva Hannah Arendt». Pertanto, ha riflettuto il teologo spagnolo, nell'incontro moderato da Roberto Fontolan e organizzato dalla responsabile di Comunione e liberazione di Pescara, Gabriella Carozzo e da Carlo Di Michele, presidente del Centro culturale, «in questo libro, di cui, all'inizio, non sentivo il bisogno di aggiungere alla mia bibliografia, ho accolto le provocazioni che il reale mi ha messo davanti».

«È stata per me», ha proseguito Carrón, «un'occasione di crescita, di ascolto, e da questo punto di vista il libro è stato motivo di incontro. Un prendere il toro per le corna», ha detto Carrón. Un libro, inoltre, non destinato a qualcuno in particolare. «Non è rivolto ai cedenti», ha osservato il grande studioso, «ma con esso volevo verificare se di fronte a queste sfide, il libro regge». Anche perché, «nella crisi ci siamo tutti e da essa non possiamo sfuggire».

Sulle «regole» è poi tornato anche Carrón. «A volte è facile introdurle, ma così si fa finta di aver risolto il problema». Dunque? «Non abbiamo le ricette per le nuove sfide», ha fatto notare il teologo, e la domanda a cui rispondere è quella di Dostoevskji: «Un uomo di questi giorni, può veramente credere in Gesù Cristo? È questa la sfida che il cristianesimo ha davanti». E la «sfida» del cristianesimo è quella «cruciale, nell'essere riscoperto nel suo punto sorgivo. Il cristianesimo può essere interessante, se è quello dell'inizio».

Carrón, poi, per mutuare libertà, dolore e Dio, ha riferito di un suo dialogo con un tassista, che gli aveva chiesto come mai Dio consenta tutte le nefandezze dell'uomo. E la risposta del teologo al tassista, «disarmante» come il titolo del libro, è stata: «Preferirebbe, per evitare queste cose, che sua moglie la amasse meccanicamente e non liberamente?».

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