Casale canta Joni Mitchell: «È stata la mia prima guida»

L’artista presenta dal vivo il suo album omaggio alla leggendaria cantautrice Tappe oggi a Sulmona per Muntagninjazz e domani a Teramo per Let’s Get Lost
TERAMO. «Lei è stata la mia prima guida, mi chiudevo in salotto, mettevo i suoi album e mi lasciavo trasportare dai suoi incredibili testi. Con “Woodstock”, suonato solo sui tasti neri del piano, a 16 anni ho passato l’ammissione di canto al conservatorio di Milano». Rossana Casale parla con amore dell’artista che l’ha ispirata, Joni Mitchell, e nel giorno del 79° compleanno della grande cantautrice canadese, 7 novembre, ha pubblicato un nuovo raffinato album, “Joni” (Incipit Records). Un sincero tributo della cantautrice milanese a una leggenda vivente, con le sue canzoni più significative rilette in chiave jazz insieme ai fedeli compagni di palco e studio: Emiliano Begni pianoforte, Ermanno Dodaro contrabbasso, Francesco Consaga sax e flauto, Gino Cardamone chitarra.
Con loro Rossana Casale terrà due concerti in Abruzzo: stasera a Sulmona, Spazio Pingue alle 21.30, per la seconda data di Muntagninjazz Winter; domani a Teramo, Osteria Strabacco alle 22, in apertura della rassegna Let’s Get Lost. «Il concerto prosegue il discorso dell’album, gli accordi aperti di Joni Mitchell ci danno occasioni per nuove dinamiche. Il jazz si reinventa ogni sera e l’unione forte tra me e i musicisti creerà inattesi cerchi di energia, arpeggi, suoni forte-piano, emozioni tradotte in ritmo acceso o in silenzi. Il concerto, dedicato alla madre di tutte le cantautrici, chiede alle persone di fermarsi ad ascoltare e a vedere le immagini che Joni, che è anche pittrice, dipinge nella musica».
Immagini e jazz hanno avuto un ruolo fondamentale per lei, che ha scelto per copertina di “Joni” uno scatto di suo padre, il fotografo statunitense Giac Casale. Deve a lui l’imprinting musicale?
Mio padre era un amante del jazz, grazie a lui ho ascoltato tutti i grandi, Billie Holiday, John Coltrane, Charlie Parker. Io li ho conosciuti attraverso i suoi dischi, lui li ha visti e ascoltati dal vivo, nei club del Village.
Lei però ha iniziato col pop.
In realtà ho iniziato col jazz-funk nella band Volpini Volanti. Intanto facevo la corista nel campo del pop, commerciale e cantautorale. In quegli anni la musica era una giostra veloce, con grandi cambiamenti, mi sono presto sentita fuori dal mondo del pop. Sono tornata al jazz e ho anche fatto tanto teatro musicale con Saverio Marconi e Luciano Cannito.
A Billie Holiday ha dedicato un album e un altro disco, “Strani frutti”, a lei e altre grandi interpreti dalle vite non facili. Cosa ha amato in loro?
Ho amato tutte le donne della musica, Mia Martini, Barbara, Dalida, Edith Piaf, Janis Joplin, Judy Garland. La sensibilità femminile mi ha sempre colpito, nella scrittura e nell’interpretazione. Noi donne riusciamo a vedere e sentire di più, abbiamo tanto da esprimere e vogliamo farlo.
È stata vocal coach a X Factor e docente nei conservatori, tra cui il D’Annunzio di Pescara. Sono diversi i ragazzi che concorrono a un talent da quelli che si iscrivono al conservatorio?
In tutti c’è lo stesso desiderio di emergere, la necessità di mettersi in contatto col mondo per dire in musica ciò che non si riesce a dire a voce. In conservatorio non si cercano scorciatoie, al contrario che nel talent. C’è chi emerge bene, come Mengoni o Michielin, ma tanti usciti dai talent non hanno fatto più niente. Ma per me X Factor è stata un’esperienza meravigliosa, ho incontrato tante professionalità, è come allestire un musical in solo una settimana. Però è tv, la musica è da un’altra parte.
Con Grazia Di Michele arrivò terza a Sanremo. Tornerebbe all’Ariston?
A Sanremo devo tantissimo, mi ha aperto molte strade. Ma è molto cambiato, capisco la necessità di fare ascolti e rivolgersi ai giovani, ma Amadeus, che stimo molto, si è fatto un po’ incastrare da un genere musicale molto contemporaneo e a senso unico, quando ci sono tanti giovani che hanno molto da dire fuori dalla trap e dal rap.
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