Celestini in scena alle 24,01 «Finalmente si può perché aspettare?»

14 Giugno 2020

PESARO. Il web durante il lockdown «ci ha consentito di sperimentare nuovi linguaggi, ma non esiste un’alternativa vera al teatro, senza una relazione diretta col pubblico». Parola di Ascanio...

PESARO. Il web durante il lockdown «ci ha consentito di sperimentare nuovi linguaggi, ma non esiste un’alternativa vera al teatro, senza una relazione diretta col pubblico». Parola di Ascanio Celestini, attore, regista, scrittore e drammaturgo che sarà il primo ad inaugurare un minuto dopo la mezzanotte tra il domani 14 e il 15 giugno al Teatro Sperimentale di Pesaro la ripresa ufficiale dello spettacolo dal vivo dopo il lockdown con “Radio clandestina”, in replica lo stesso giorno alle 21.
«Dal momento che si può tornare in scena», dice, «perché aspettare? Bisogna dare un segnale, perché il teatro non comincia quando l’attore recita, ma quando il pubblico si siede in sala, creando quello speciale rapporto attore-spettatore che non esiste in nessun’altra rappresentazione. Durante i mesi della pandemia», continua, «ho vissuto una condizione di vuoto e di totale incertezza sul futuro. Gli attori sono in genere lavoratori subordinati che raramente possono contare su ingaggi a lungo termine, ma in questo caso la mancanza di progetti era totale, perché anche se il web ci ha consentito di sperimentare nuovi linguaggi, non esiste un’alternativa vera al teatro senza una relazione diretta col pubblico». Attore e autore di narrazione, che anche in “Radio clandestina”, suo cavallo di battaglia scritto nel 2000, ripercorre la storia delle Fosse Ardeatine a partire dal racconto di chi l’ha vissuta, Celestini ammette di aver sentito durante il lockdown la mancanza di poter raccogliere le testimonianze dei malati di coronavirus e dei loro parenti. «Di quei giorni», confessa, «mi ha colpito il senso di relazione con la morte e il destino dei senzatetto che non avevano una casa in cui ripararsi, assieme al dolore di quanti non hanno potuto salutare i propri cari prima che morissero». Nel suo monologo, basato sul testo di Alessandro Portelli “L'ordine è già stato eseguito”, e che doveva andare in scena il 20 marzo, Celestini parla non solo dell’eccidio nazista di 335 persone, ma delle loro famiglie (il libro si fonda su 200 interviste) e sulla memoria di un’intera città, Roma. L'impianto è essenziale: 4 lampadine e una sedia, e gli spettatori, tutti con mascherina, saranno 100 sui 500 posti disponibili in sala.