Chiantini: con “Una madre” torno a raccontare le donne La mia terra è il set che amo

25 Ottobre 2023

AVEZZANO. Il regista e sceneggiatore abruzzese Stefano Chiantini torna protagonista alla Festa del Cinema di Roma dove questa sera alle 21, all’Auditorium della Conciliazione, il suo ultimo film Una...

AVEZZANO. Il regista e sceneggiatore abruzzese Stefano Chiantini torna protagonista alla Festa del Cinema di Roma dove questa sera alle 21, all’Auditorium della Conciliazione, il suo ultimo film Una madre sarà presentato nell’ambito della sezione Alice nella città. Si tratta del secondo appuntamento romano per Chiantini, 49 anni di Avezzano, che dopo Toronto e Venezia già nel 2022 era approdato al festival capitolino con Il ritorno, interpretato dalla cantante e attrice Emma. In questo caso, il regista porterà in scena un film drammatico che vede protagoniste Aurora Giovinazzo, Micaela Ramazzotti e Angela Finocchiaro. La pellicola racconta la storia di Deva, una ragazza segnata dalla scelta dolorosa di un aborto, e del suo incontro casuale con un bambino che le restituirà, attraverso un percorso di dolore e amore, quella maternità che sembrava perduta. L’uscita del film nelle sale è in programma per l’inizio del 2024.
Chiantini, la sua seconda volta ad Alice nella città: come affronta l’appuntamento?
Le aspettative ci sono sempre, ma questa volta l’attesa è leggermente maggiore perché rispetto a Il ritorno, volutamente respingente, Una madre è un film empatico, anche se molto duro.
Che storia racconta?
La storia di tre maternità diverse dove però, per assurdo, solo chi non è madre realmente riesce a vivere quel ruolo con responsabilità. Una storia al femminile di resilienza, riscatto e rivalsa del ruolo della donna.
Prima Naufragi poi Il ritorno ora Una madre: il tema donne e maternità ricorre nei suoi film, perché?
Senza accorgermene mi sono ritrovato a fare una trilogia sulla figura di madri complesse e ai margini. Ho raccontato il percorso di tre modi diversi di essere donna e madre. È un tema che mi interessa molto.
Giovanna Mezzogiorno, Maya Sansa, Asia Argento, Micaela Ramazzotti, Angela Finocchiaro: protagoniste dei suoi film sono sempre attrici dal carattere molto deciso. Com’è lavorare con loro?
Ho avuto la fortuna che abbiano accettato di fare i miei film. Per me è molto stimolante, un privilegio, anche se non è così semplice perché hanno forti personalità e si lasciano dirigere solo se vedono che c’è un senso giusto nella direzione. Ora è passato un po’ il messaggio che io sono il “regista delle donne”, per cui è anche più semplice perché non sono molti i registi che raccontano storie al femminile.
In passato ha girato film in Abruzzo ma è stato un po’ polemico sul trattamento ricevuto. Questa volta ha scelto la Regione Lazio e i suoi contributi. È fuggito volutamente dall’Abruzzo?
Io amo l’Abruzzo e ho girato qui sia nel 2008 che nel 2015. Non è questione di polemica ma di realtà dei fatti: è difficile mettere su film in questa regione perché non ci sono finanziamenti destinati al cinema. Ora mi auguro che la Film Commission davvero diventi realtà visto che se ne parla da 15 anni senza successo. In passato sono stato invitato a riunioni che non hanno portato a nulla. Se così sarà, sarò il primo a tornare in Abruzzo perché lo sento mio. Così come, stando a 40 minuti da Roma, tante produzioni lo sceglierebbero per un minore impatto economico. La Film Commission è un’opportunità dal punto di vista economico, ma anche organizzativo per tanti che vogliono iniziare questo mestiere. Sta lavorando a un nuovo film?
Sì, lo girerò nel 2024. La storia esiste, la produzione c’è e sto lavorando sul cast.
Sarà ancora una volta una storia di donne?
Diciamo di sì. Ma non aggiungo altro.