Comici, Marinetti e Legionari in scena all’Aurum di Pescara

Oggi terza giornata della rassegna che celebra l’Impresa di Fiume di d’Annunzio con i 4 Santi, un libro del padre del Futurismo e un recital di Angelucci Marino
Saranno la satira e l’ironia dei 4 Santi, il Furturismo di Marinetti e i Legionari Stefano Angelucci Marino i due ingredienti, oggi, della terza giornata della rassegna “La Festa della Rivoluzione – d’Annunzio torna a Pescara” che celebra i 100 anni dell’Impresa di Fiume del Vate. A ospitare i due spettacoli teatrali sarà, a partire dalle 18, l’Aurum di Pescara, l’ex liquorificio della Pineta che deve il suo nome proprio a Gabriele d’Annunzio. Tutti gli spettacoli sono a ingresso gratuito.
Ad aprire la giornata, alle 18, sarà il quartetto di comici abruzzesi, I 4 Santi, Christian Ippolito, Valerio Vespucci, Marco Di Lillo e Giovanni Adriani, famosi per le loro parodie create su eventi storici famosi raccontati nel dialetto abruzzese. «Sarà proprio la loro satira», spiegano le note di presentazone dello spettacolo, «a narrare, con una chiave diversa, l’impresa fiumana, facendo riascoltare al pubblico i dialoghi che magari si saranno scambiati d’Annunzio e qualche altro legionario abruzzese».
Alle 19.30 il Futurismo irromperà sulla scena con la presentazione del libro “Poema di Fiume” di Filippo Tommaso Marinetti. Il sociologo Guerino Nuccio Bovalino e il divulgatore storico Emanuele Merlino presenteranno il volume.
«In questo poema, rimasto fino a oggi inedito»,si legge nelle note di presentazione, «Filippo Tommaso Marinetti dedica all’impresa fiumana una composizione che incrocia prosa e poesia nel perfetto stile marinettiano e futurista, tutto d’un fiato, senza punteggiatura, senza particolari regole se non l’energia da sprigionare, con le ripetizioni enfatiche e le autocelebrazioni. La marcia di Ronchi, la “Santa Entrata” a Fiume, i Granatieri, il viaggio rocambolesco per la “Città di vita”, il Natale di Sangue e soprattutto l’Italia: “L’unica donna da perennemente amare”. Un’opera di un valore inestimabile non solo perché inedita, non solo perché contiene dei passaggi eccezionali ma anche, e forse soprattutto, perché descrive l’incontro di due dei più grandi italiani, d’Annunzio e Marinetti, su quel palcoscenico incredibile che è stata la Fiume dell’Impresa. Un’impresa che a cento anni esatti, rimane ancora uno dei momenti più incredibili, poetici e alti della storia d’Italia. Oltre al testo originale del poema, il libro ha due contributi inediti a cura del sociologo Guerino Nuccio Bovalino, “Fiume: immaginario e avanguardia”, e di Emanuele Merlino, “Il Poema di Fiume. La coerenza della poesia”».
A chiudere la terza giornata, a partire dalle 21, sarà lo spettacolo teatrale “Legionari – L’Impresa di Fiume” di e con Stefano Angelucci Marino e il Teatro del Sangro. Testo, regia, luci e musiche sono di Angelucci Marino; la collaborazione alla drammaturgia e alla regia è di Rossella Gesini; le scene e i costumisono di Artibò; il suono è di Globster.
Lo spettacolo parte da una data e da un luogo: 1920, Fiume. Spiegano le note di presentazione dello spettacolo: «Un soldato, Vincenzo. Meridionale, abruzzese. Un reduce della prima guerra mondiale, un ardito: la guerra lo ha cambiato per sempre, il suo posto non è più a casa nel paesello d’origine. L’inquietudine lo porta a partire. Per andare a Fiume, dove pare ci sia una Causa capace di accendere cuore e mente. Immerso dentro la ‘città della vita’, Vincenzo ci dirà di tensioni, splendori e miserie di quella festa rivoluzionaria, di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco, di guerra e di quell’insopprimibile bisogno di finirla in bellezza con questa inutile stupida vita, in una specie di orgia eroica».
«È uno spettacolo», racconta Angelucci Marino, «che sarà in parte comico, in parte tragico. Per la precisione tragicomico. L’impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato, uno slancio d’amore che non ha eguali nella storia. D’Annunzio fu sì l’interprete ispirato di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che, disertando o scappando da casa, si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L’età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all’Impresa fu di 23 anni».
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