«Con il mio vino ho fatto gol a Sant’Omero»

Luigi Valori ex calciatore e con studi di teologia «Qui le vigne crescono in rapporto con la storia»
SANT’OMERO. A vederlo Luigi Valori ti conquista con il sorriso. E ti convince, prima di lasciartelo assaggiare, che il suo vino è sincero. Uno di quei vini schietti che sanno raggiungere levature importanti e che proprio per questo rassomiglia esattamente alla terra in cui nasce, al vignaiolo che lo trasforma. D'altronde ha un modo tutto particolare di interpretare vigna e vino Valori, centrocampista dell'Ascoli per carriera e teologo per formazione universitaria - anche se la prima laurea è quella in agraria - riscopertosi vignaiolo dal 1996, rispolverando così una passione per i vini eccellenti coltivata durante le trasferte calcistiche e dedicandosi completamente ad un'attività che sentiva viaggiargli nelle vene, grazie anche a due buone stelle, Gianni Masciarelli, la cui azienda dal 2005 distribuisce i vini Valori, e Federico Curtaz, l'agronomo di Angelo Gaja. Spunta così nel Teramano, 20 anni fa, un'azienda che oggi conta su 26 ettari di vigneto nei comuni di Sant'Omero, dove ha sede anche la cantina, e Controguerra, e che proprio quest'anno ha terminato la completa conversione alla viticoltura biologica. Ed è a Sant'Omero che nasce uno degli ultimi e affezionati vini di Luigi Valori, "Inkiostro", frutto dell'impianto di un vitigno internazionale, il Merlot.
Lei passa gran parte del tempo in campagna ma, come dice, sempre con uno sguardo al paese: com'è Sant'Omero e che rapporto ha col borgo?
«È un tipico borgo medievale abruzzese ubicato nella media collina, tranquillo ma non dormiente, e circondato da un paesaggio meraviglioso. Le mura di cinta, ancora visibili, non sono ben conservate purtroppo, ma nel complesso il paese sfoggia ancora tante architetture storiche. La più importante da questo punto di vista è la chiesa di Santa Maria a Vico, risalente alla fine del decimo secolo. Anche se sono particolarmente legato alla piccola chiesa di Sant'Angelo Abbamano, antichissima e situata a due passi da un mio vecchio vigneto, per questo il mio Montepulciano d'Abruzzo Riserva si chiama Vigna Sant’Angelo. Anche questo dimostra il mio attaccamento alla comunità e poi cerco di partecipare il più possibile alla vita del paese, per esempio aderendo alle manifestazioni organizzate dalla proloco per rilanciare il territorio».
Con voi vignaioli quest'ultima parola richiama immediatamente il concetto di terroir: perché il vino viene buono a Sant'Omero?
«La fondamentale caratteristica di questi vini, credo sia l'ubicazione dei vigneti. I miei vini nascono da terreni sabbiosi, tendenzialmente molto poco fertili e in cui la vite cresce in modo poco rigoglioso. Questo fattore riduce la resa delle viti e aumenta l'eleganza dei vini che se ne ricavano e la particolare bevibilità, caratteristica che non si ottiene facilmente nei terreni argillosi più fertili».
Prima ha citato la sua Riserva, però un abbinamento con Sant'Omero lo merita anzitutto "Inkiostro" secondo lei.
«Certo, questo vino è nato da una volontà assoluta di fare una grande uva concentrandosi su un terreno proprio a Sant'Omero. La densità di impianto è fittissima, la varietà proviene direttamente dalla Francia ed è stato utilizzato un portainnesto molto nanizzante per ridurre il rigoglio vegetativo. E poi anche il sistema di potatura Guyot, contribuisce a un controllo meticoloso sulle quantità di uva prodotte, che qui non superano i 60 quintali per ettaro. Questo terroir unico permette la produzione di un Merlot straordinario, potente, dal colore impenetrabile, ma assolutamente bilanciato in tutti i componenti e apprezzato per la sua eleganza, un po' come questa porzione della provincia di Teramo».
Inkiostro ha un bel caratterino insomma, a che piatto tipico di queste parti lo abbinerebbe?
«Al baccalà alla santomerese, una speciale preparazione di questo pesce che merita una affollatissima sagra estiva. Lo si può provare, per esempio, al ristorante "La Piazzetta" all'ingresso del paese».
E per un buon soggiorno tra Merlot e baccalà cosa consiglierebbe?
«La Grotta dei Saraceni, una struttura nuova, ben organizzata e dotata di una piccola spa, proprio a due passi dalla mia cantina».
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