Con Mamma mia! il Sistina riapre il sipario dopo 2 anni

9 Novembre 2021

ROMA. Dopo i mesi bui della pandemia e un’assenza di quasi due anni, il Teatro Sistina torna ad alzare il sipario e lo fa con uno degli spettacoli più amati delle ultime stagioni: “Mamma Mia!”, il...

ROMA. Dopo i mesi bui della pandemia e un’assenza di quasi due anni, il Teatro Sistina torna ad alzare il sipario e lo fa con uno degli spettacoli più amati delle ultime stagioni: “Mamma Mia!”, il musical dei record (oltre 500 mila spettatori in 200 repliche) sulle travolgenti note degli Abba, nella versione italiana targata Massimo Romeo Piparo, in scena dal 7 dicembre.
«Siamo gli ultimi a ripartire a Roma», racconta il regista, che del Sistina è anche direttore, oltre a guidare l’Atip - Associazione teatri privati italiani. «Volevamo dare un segnale chiaro», dice, «non stiamo andando a risparmio. Noi ci siamo davvero». In scena, infatti, un cast da oltre 30 artisti, l’orchestra dal vivo del maestro Emanuele Friello con 24 mitiche hit come “Mamma Mia!”, “Dancing Queen”, “The winner takes it all” tradotte in italiano e con i protagonisti Paolo Conticini, Luca Ward, Sergio Muniz e, nel ruolo che al cinema fu di Meryl Streep, Sabrina Marciano.
All’opening, poi, gli spettatori troveranno un Sistina completamento rinnovato, negli arredi, nel sistema di aerazione, nella ristorazione e nella vendita biglietti con una novità tecnologica – di cui è il primo teatro italiano a dotarsi – che mostra in 3d la visione del palco dal posto scelto. Niente ulteriori commissioni oltre a quelle applicate per il pagamento prescelto, né intermediari ad aumentare costi e ridurre la sicurezza di rimborso in caso di chiusura forzata. «Finalmente si torna a sognare e lavorare», dice Piparo, che però mantiene i piedi per terra. «I prossimi mesi saranno difficilissimi», spiega. «Ci hanno abbandonati, con le spese, dal carburante al legno, schizzate in alto. E gli incassi sono tutti da vedere. Se continuano a dire che forse ci sarà il nuovo picco, che non è passata, la paura torna. E la gente a teatro non viene. In un centro piccolo, gli abbonati al Teatro Comunale non spariscono, sono lì. Ma in città grandi come Roma o Milano, fare tremila spettatori anziché 45mila vuol dire chiudere». Poi, riprende, «siamo stati bravissimi a farci del male. Noi al Sistina siamo stati gli unici, credo, a restituire i soldi dei biglietti acquistati per gli spettacoli sospesi. Ma chi non li ha riavuti o si è visto sostituire uno spettacolo con un altro senza scelta, non si fida più». Cautela dunque. «”Mamma mia!” a Roma rimarrà in cartellone sicuramente fino a gennaio e anche oltre. “Belle ripiene”, che avevamo in tournée allo scoppio della pandemia, coprirà le date non rimborsate. Poi siamo pronti con altri titoli, ma si naviga a vista». E, lo sottolinea «nel cast siamo tutti vaccinati e si entra solo con Green pass». L’amarezza, però, resta grande pensando «che la situazione sarebbe stata ben diversa se ci avessero ascoltato in questi due anni. Invece siamo ancora qui senza Tax Credit, che sta facendo lavorare il cinema. Solo con il contributo di ristoro e Fus non se ne esce. Siamo spariti dai giornali, dalla tv. Non siamo neanche citati nella legge sulla concorrenza. Io ho speso mezzo milione di euro per rinnovare il Sistina e se non dovesse andare me ne assumerò le conseguenze. Ma qui è evidente che non si vuol far ripartire il Paese con l’audiovisivo».