Cosentino e le sue bambole per Telemomò, la tv ridicola

4 Febbraio 2023

TREGLIO . Andrea Cosentino sul palco del Teatro Studio a Treglio con il suo “Telemomò” stasera alle 21 per la stagione di Teatro Contemporaneo 2022/23, con la direzione artistica di Stefano Angelucci...

TREGLIO . Andrea Cosentino sul palco del Teatro Studio a Treglio con il suo “Telemomò” stasera alle 21 per la stagione di Teatro Contemporaneo 2022/23, con la direzione artistica di Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini. Nei panni dell’eclettico animatore di questo canale televisivo un po’ anarchico e alternativo, Cosentino tirerà fuori dalla sua valigia parrucche, Barbie e Big Jim, animali in miniatura, gambe di manichini e libri, spaziando con battute pungenti da un programma all’altro, dall’intrattenimento alla cultura, dall’intervista alla pubblicità. Telemomò è la prima televisione a filiera corta, autarchica, ecologica e interattiva. È il disvelamento esilarante della povertà del linguaggio televisivo che viene mimato mediante la povertà materiale di un teatrino d’animazione. Un cavalletto su cui è fissata la cornice bucata di un televisore, dentro cui si affacciano primi piani reali e bambole che “tribbolano” sbatacchiandosi, mezzibusti televisivi fatti di barbie senza gambe, e ancora parrucche, giocattoli, pezzi di corpo e brandelli di oggetti. Telemomò è anche il pulpito dal quale lanciare improbabili proclami politici e surreali analisi sociologiche. Se la televisione ha fatto l’Italia di oggi, di lì si dovrà passare per disfarla. Andrea Cosentino è attore, autore, comico e studioso di teatro. Si è soliti ascrivere la sua produzione al teatro di narrazione: Cosentino apparterrebbe dunque alla cosiddetta “seconda generazione” della narrazione, insieme con Ascanio Celestini, Giulio Cavalli, Davide Enia, Mario Perrotta. Tuttavia, Cosentino arricchisce e fonde il narrare scenico con una performatività derivata dal cabaret televisivo (non a caso ha anche partecipato alla trasmissione di Italia 1 “Ciro presenta Visitor”). In questo, il suo lavoro sembra piuttosto accostarsi a quella “non-scuola romana” cui alcuni hanno ascritto anche Daniele Timpano ed autori-attori eclettici come il pugliese Oscar De Summa.