«Così ho riportato a Pescara il d’Annunzio francese»

27 Maggio 2016

Il collezionista Licio Di Luzio acquista alcuni manoscritti del libretto del “Martirio di San Sebastiano” scritto per la musica di Claude Debussy

PESCARA. E' merito del collezionista pescarese Licio Di Luzio aver riportato “a casa” alcune tra le più importanti carte manoscritte del libretto del “Martirio di San Sebastiano”, scritto da Gabriele d'Annunzio nel 1911 e destinato alla musica di Claude Debussy. L'acquisto consiste in un cospicuo numero di carte autografe raccolte in album, in cui è possibile seguire la genesi creativa, compositiva e metrica dei versi che d'Annunzio andava modulando, in un francese letterario, elegante, ma dall'effetto retorico ancora incerto, in vista dell'importante messa in scena dell'opera lirica che avrebbe debuttato al Téâtre Le Châtelet di Parigi nel maggio del 1911, bollato come fiasco dalla critica francese e come capolavoro da quella italiana.

Un manoscritto importantissimo, per la filologia e la critica applicate alle opere dannunziane, che torna nella terra natìa del Vate grazie alla passione con cui Di Luzio da anni vi si profonde, e di cui lo stesso ci racconta in questa intervista al Centro.

Di Luzio, ci racconti la genesi di questo importante acquisto.

L'ho acquistato appena prima del Natale scorso, da una libreria antiquaria molto prestigiosa a livello internazionale, la Pregliasco di Torino, che negli anni Settanta ha pubblicato un catalogo tutto dedicato a d'Annunzio e da cui io spesso attingo per informarmi su opere, prezzi e altro. Qui ho rintracciato il raro manoscritto dei versi del san Sebastiano, è stato amore a prima vista: 270 versi, una trentina di pagine dove si vede bene che d'Annunzio - siamo nel 1911, lui si era trasferito in Francia nel 1910 - non era ancora padrone della lingua francese. Trenta pagine fitte di ricerca sulle rime, sulle sonorità, sul rapporto tra immagini e parole. Non potevo non averlo, così, dopo varie trattative, son riuscito ad aggiudicarmelo per 10.000 euro. Una cifra importante, sicuramente, anche se, considerando l'eccezionalità dell'autografo e tenendo presente che per d'Annunzio il prezzo si stima a pagina - e non ci attestiamo mai al di sotto di 300,00 euro.

Una somma importante per un autografo pasticciato.

Sicuramente, ma per me quello è il vero valore dell'opera in questione. Istintivamente, e da sempre nelle mie passioni di collezionista, amo le cose pasticciate, le carte preparatorie, perché incubatrici delle opere finite, dove troviamo sì l'arte, ma soprattutto la tecnica. Invece in questi tipi di manoscritti, negli autografi, nei bozzetti, noi capiamo com'è che il genio si incastra con la realtà. Ad esempio, anni fa ho acquistato un bellissimo autografo della poesia “L'onda” di d'Annunzio, scritta con eleganza su di una pagina finita, pulita, perfetta. Un pezzo unico, ma niente a che vedere con il fascino di questi versi “non finiti” del San Sebastiano.

Negli anni lei si è conquistato la giusta fama di fine collezionista, a livello nazionale, di importanti opere dell'arte e della letteratura abruzzesi tra '800 e '900, soprattutto in riferimento a d'Annunzio: da dove nasce questa predilezione?

Questo è vero, ma devo precisare che il più importante collezionista italiano di cose dannunziane (e affini) è Paglieri, l'imprenditore di Felce Azzurra per intenderci, di Alessandria. La mia passione per d'Annunzio nasce negli anni del liceo: avevo 15 anni, ero con la mia classe in gita a Recanati, guidati da un professore “d'avanguardia”, Circeo, il quale ovviamente ci parlò di Leopardi e dell'importanza di quel luogo per la poesia italiana. Tornati a casa, commentando in classe il viaggio, io chiesi al prof il motivo di quel viaggio fino a Recanati per visitare i luoghi di Leopardi, senza considerare che a cento metri da noi avevamo la casa natale di Gabriele d'Annunzio... Be', la reazione fu energica, in sostanza avevo nominato il diavolo! Fu così che mi incuriosii, guidato dall'istinto e dallo spirito di contraddizione tipico di quell'età. Negli anni la curiosità si è trasformata in specie di ossessione e missione, ed eccomi qui.

E qual è stato il primo, indimenticabile acquisto che ha dato avvio alla sua collezione?

Siamo negli anni Settanta, io e la mia novella sposa andiamo ad un'asta di tappeti, ne volevamo uno per arredare casa. In quest'asta, dove vendevamo diverse cose, al posto del tappeto finii che comprai un libro autografato di d'Annunzio. Tutto è iniziato da lì.

Perché, secondo lei, d'Annunzio è stato un grande personaggio?

Perché è stato ed è ancora una miniera di modernità, inesauribile, un bacino di ricchezze da cui attingere e imparare. Forse dico una bestialità, ma se non vi fosse stato Gabriele d'Annunzio oggi saremmo ancora fermi a Renzo e Lucia.

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