Cotroneo: nel mio romanzo racconto un mondo perduto

Lo scrittore in lizza per lo Strega ha presentato il suo nuovo libro a Lanciano «Bisognerebbe rifondare i giornali: un’inchiesta non la fai in un giorno»
LANCIANO. «Emozione? Forse più un po’ di impressione, perché ho scritto nove romanzi ed è la prima volta che partecipo allo Strega, sempre se rientro tra i dodici finalisti». Roberto Cotroneo, autore di “Niente di personale” (La nave di Teseo) fotografa così la vigilia della decisione attesa per domenica mattina. Domani infatti verrà annunciata la dozzina che concorre al principale premio letterario italiano: Cotroneo, scrittore, giornalista e fotografo, ci arriva segnalato da Dacia Maraini. L’autore ieri è stato a Lanciano, ospite dell’incontro “Scrittura e processi creativi” promosso nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario del liceo scientifico Galilei, e organizzato dalla professoressa Annamaria Mililli e dalla preside Eliana De Berardinis.
Un suo romanzo che parla di giornalismo e letteratura fa pensare d’acchito a un’autobiografia.
C’è una forte matrice autobiografica ma non è un mémoire. Una definizione calzante l’ha data Paolo Di Paolo su Repubblica, definendola una “autobiografia altrui”. Il protagonista mi assomiglia in molte cose, ma resta il personaggio di un romanzo; come pure gli altri personaggi non sono reali, ma esistono i luoghi e alcune cose che ho raccontato.
Lo si può definire un libro un po’ pessimista, visto che racconta di un giornalismo e di una letteratura che non ci sono più?
È un romanzo che parla di un mondo e di una cultura che non esistono più, scritto da chi a un certo punto ha pensato che fosse giusto raccontare ciò che stavamo facendo, perché sarebbe andato perduto se non ci fosse stato qualcuno a raccontare storia, episodi ed eventi di un tempo che presto non sarà più ricordato. Non volevo che si perdesse tutto questo. Può sembrare pessimista in apparenza, ma in realtà è un mondo che non c’è più semplicemente perché si è conclusa un’epoca.
Lei ricorda queste cose in un momento in cui la stampa non attraversa certo un periodo d’oro.
Il giornalismo è in crisi perché i giornali sono fatti male: si pensa di poterli fare con pochi giornalisti, e che si possano fare con un lavoro redazionale non abbastanza accurato. Non è vero che i giornali sono in crisi perché esiste il web: digitale o cartaceo è lo stesso, non cambia se si stampa su carta o si va su pdf. Manca la qualità e quindi la gente non spende soldi per comprare qualcosa che non ha un valore aggiunto.
C’è una soluzione secondo lei?
Bisognerebbe rifondare i giornali, tornare all’inizio: selezionare giornalisti di livello, lavorare bene sulle fonti, non risparmiare, mandare i cronisti in giro, dare tempo per scrivere articoli, non pensare che un’inchiesta la fai in un giorno.
Come è maturato il suo approccio con la narrativa?
Quando fai il giornalista è un po’ automatico cimentarsi con una scrittura anche narrativa. Ma non sono stato una scrittore precoce, perché ho pubblicato il primo romanzo a 34 anni.
È difficile cambiare registro di scrittura?
A me resta facile. Ho sempre avuto abbastanza chiare le differenze: cambiano linguaggio, modo di raccontare, temi. Sono due procedure opposte: in una devi mettere in mano la bussola a chi legge, in un’altra devi bendare il lettore e dirgli di orientarsi in un labirinto.
Tra le sue pubblicazioni c’è anche un manuale di scrittura: romanzieri si nasce o si diventa?
Una via di mezzo: senza un talento innato si vada molto lontano, ma può anche essere sufficiente studiare per scrivere cose dignitose.
Tornando allo Strega, cosa pensa delle voci di complotti e accordi tra grandi editori che girano da sempre intorno al premio?
È una grandissima stupidaggine, una delle tante leggenda di dietrologia all'italiana che fa sorridere che non ha senso. Nessuno fa pressioni particolari, anche perché non si può controllare un premio che ha 400 giurati che votano da casa tramite internet. Non avrei mai partecipato a un premio non trasparente.
Gli addetti ai lavori la danno come possibile sorpresa.
«Intanto vediamo se sarò tra i dodici e poi nella cinquina. E alla fine poi si bisogna vincere. Non mi dispiace l’idea, ma sono uno coi piedi molto da terra, che fa cose passo per passo. Ci sono tanti autori di grande livello che hanno molte possibilità: non è certo una passeggiata.
Oltre alla scrittura la sua grande passione è la fotografia.
Sono due cose che vanno insieme: entrambe ormai irrinunciabili per me: due modi per leggere il mondo attraverso parole e immagini. Ho riscoperto la fotografia in età adulta dopo averla praticata da ragazzo, e le due cose insieme mi danno una soddisfazione notevole.
Prima dell’incontro con gli studenti del Galilei l’hanno portata un po’ in giro: che impressione le ha fatto questa parte d’Abruzzo?
Come sempre mi ha colpito questo meraviglioso Paese carico di bellezza, di architettura, di paesaggio e di arte che è sempre straordinario. Sapevo bene che questa era una terra di cultura, e ho trovato molto suggestive per il mio occhio fotografico Lanciano e San Giovanni in Venere.
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