«Da Castel di Sangro allo Strega come Davide contro Golia»

19 Aprile 2015

CASTEL DI SANGRO. Da un piccolo centro montano abruzzese al Premio Strega il passo non è proprio dei più brevi. Ma l’arrivo sa di buono. E anche un po’ di follia. È la storia della Neo, la piccola...

CASTEL DI SANGRO. Da un piccolo centro montano abruzzese al Premio Strega il passo non è proprio dei più brevi. Ma l’arrivo sa di buono. E anche un po’ di follia. È la storia della Neo, la piccola casa editrice di Castel di Sangro in finale nel letterario più importante d’Italia con “XXI Secolo” di Paolo Zardi.

Una storia iniziata nel 2008, dalla passione di Angelo Biasella e Francesco Coscioni. Cugini. Abruzzese l'uno, campano ma abruzzese di adozione il secondo. I primi anni sono stati durissimi. «Dal di fuori, forse, non sembra», racconta Biasella, «ma l’editoria italiana è una casta impenetrabile per un piccolo editore, specie se appena nato e proveniente da un piccolo centro come Castel di Sangro. Abbiamo dovuto farci le ossa contattando direttamente le librerie e promuovendo i nostri libri da soli». Non senza una buona dose di coraggio. «Siamo sempre stati al confine tra l’intraprendenza e la follia», prosegue. «Per dire: il primo anno di attività ci siamo arrischiati al Salone del libro di Torino con soli tre titoli in catalogo». Ora ne hanno ventisei. «Abbiamo una concezione sghemba della realtà, della contemporaneità e cerchiamo dei compagni di viaggio negli autori che pubblichiamo». E desiderio di osare. Come è stato anche con Paolo Zardi, ora in finale al Premio Strega dove è stato presentato da Valeria Parrella e Giancarlo De Cataldo. «Il primo racconto che ci mandò - eravamo nel 2008- lo rifiutammo», ricorda l'editore. «Non aveva centrato lo stile che volevamo dare alla nostra prima pubblicazione, ma noi avevamo apprezzato la sua scrittura. Poco tempo dopo ci mandò una raccolta di racconti che ci lasciò a bocca aperta. Gliela pubblicammo senza indugio. Quel libro lo intitolammo “Antropometria”: era il 2010 ». Nel 2013 è stata la volta di “Il giorno che diventammo umani”. Oggi, con lui, la Neo Edizioni è in finale allo Strega. Il romanzo è uno sguardo esiziale sul futuro che ci attende: la storia racconta di un padre tenacemente impegnato a mantener salde le redini della sua famiglia mentre, tutto intorno, il mondo sembra franare.

«Appresa la notizia che eravamo entrati nella dozzina finale del Premio», conclude Biasella, «abbiamo ricevuto una mole di apprezzamenti incredibile. Tifano per noi tutti gli irrequieti, i delusi, gli originali, i non allineati, i sottopagati di questo pazzo circo che è il mondo dei libri. È come Davide contro Golia, no? Chi mai farebbe il tifo per Golia?».

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