Da poliziotto a fantasma Guanciale a tutta tv

23 Aprile 2016

L’attore avezzanese protagonista nella serie di Lucarelli

AVEZZANO. Lino Guanciale siede al triestino Caffè degli Specchi, un libro in mano, gli occhiali da sole. A un primo sguardo sembra un ragazzo come tanti, invece è uno dei volti più presenti nelle nostre serate televisive Rai: negli ultimi anni è stato il rampollo dei sanitari Ruggero di “Una grande famiglia”, il professor Guido Corsi a fianco della suora Elena Sofia Ricci in “Che Dio ci aiuti”, il conte Guido Fossà di “La dama velata”. È Trieste, però, che sta regalando all’attore avezzanese il suo primo ruolo da protagonista assoluto nella serie tv “La verità di Anna” (il titolo è provvisorio), scritta da Carlo Lucarelli e destinata a Rai Uno, che il regista Carmine Elia sta girando in questi mesi nel capoluogo giuliano. Guanciale interpreta Cagliostro, un ispettore davvero particolare, perché muore a pagina 3 della sceneggiatura. «È un caso quasi unico di protagonista morto fin dall'inizio in una serie italiana. Anzi, morto più volte: abbiamo girato la scena dell'omicidio in Porto Vecchio per giorni», sorride l’attore. Cagliostro non è un fantasma qualunque: «Non sono un grande fan di "X-Files", ma lo ero di Dylan Dog, dove il mondo dell'aldilà viene trattato con naturalezza, come in questa serie tv. Cagliostro muore ma può passeggiare intorno ai vivi: nessuno lo vede o lo sente tranne l'adolescente Vanessa, interpretata da Valentina Romani. Anche se il protagonista è un fantasma la serie non è un fantasy, ma un giallo puro con molte situazioni divertenti. Cagliostro, come altri morti, ha deciso di non varcare la porta dell'aldilà perché ha visto in un lampo di futuro sua moglie, interpretata da Gabriella Pession, minacciata da qualcuno e vuole indagare per salvarla: un po' come succede in “Ghost” con Patrick Swayze. Cagliostro però è incorporeo e per raccogliere una prova o fare una telefonata ha bisogno di Vanessa: pian piano tra loro si crea un rapporto padre-figlia».

Guanciale è in onda anche in questi giorni su Rai Uno nella fiction “Il sistema”: «È una serie poliziesca sulle operazioni sotto copertura. Claudio Gioé interpreta un poliziotto che s'infiltra in una rete criminale molto simile a Mafia Capitale», racconta l’artista. «A fargli da “civetta”, da angelo custode in incognito, è il mio personaggio, il novellino della squadra, indisciplinato ma talentuoso. È stato il mio primo ruolo action: ho passato 56 mesi dentro un furgone rosso dai poteri miracolosi per appostamenti e inseguimenti!».

La Rai punta così tanto su di lui che a breve lo vedremo in altre due serie, ovvero in “Non dirlo al mio capo” in onda dal 28 aprile, «dove interpreto l'avvocato misogino Enrico Vinci, mentre Vanessa Incontrada è una madre single che, per essere assunta da me, finge di non avere figli», e “L'allieva”, in autunno, «dove sono uno dei maestri della protagonista, una dottoranda in medicina legale interpretata da Alessandra Mastronardi: mi sono ispirato ad alcuni memorabili medici crudeli della tv, tipo quelli di “Scrubs”».

Dietro tanta televisione, però, c'è un lungo passato di teatro impegnato, che continua oggi anche con progetti di formazione del pubblico. «Fino a 28 anni ho fatto solo teatro, non per snobismo, ma perché ero molto coinvolto nei miei lavori sul palcoscenico. Quattro anni fa il mio gruppo teatrale era in una situazione di stallo, così ho deciso di provare con la tv: “Una grande famiglia”, poi “Che Dio ci aiuti” e dal 2013 non mi sono fermato un attimo. Adesso col mio gruppo, la compagnia stabile del Teatro di Modena, prendiamo il nome dei progetti che facciamo via via: in questo momento è “Carissimi padri” sulla Belle Époque, in scena a Firenze». Trieste, dove rimarrà fino a luglio, lo affascina: «Sembra di stare un po' a Vienna, un po' a Praga, ma con il mare: da perdere la testa. Sono un fan della Mitteleuropa, fra i miei scrittori preferiti ci sono Canetti, Zweig, Kafka, Mann, Musil. A Trieste ne sento l'eco. Finita questa serie, però, mi fermerò un attimo ad aspettare: con questo primo protagonista per la tv chiudo un cerchio dopo 4 anni di personaggi molto diversi. Continuerò a teatro, e anche il cinema sta tornando a cercarmi».

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