Da Via col vento a Grease, i film sotto accusa

20 Gennaio 2021

Omofobia, sessismo, troppo “bianco”, fino alle polemiche su Mank : ventata critica su cult restaurati e geni maledetti

ROMA . Ha fatto scalpore nei giorni scorsi la notizia che Grease, uno dei musical più amati della storia del cinema, con protagonista una coppia entrata nell’immaginario collettivo e formata da John Travolta e Olivia Newton-John, sia stato accusato di essere un film omofobo e che inciti allo stupro.
La polemica è nata dopo il passaggio televisivo del 26 dicembre su Bbc1, il broadcaster nazionale britannico, il cui profilo Twitter è stato inondato poi di messaggi che definivano il film «sessista«, «eccessivamente bianco», «misogino» e «omofobo». Le scene incriminate sono molte, da Sandy che si trasforma da dolce e ingenua studentessa a dominatrice in abiti sexy a quello che viene definito un tentato stupro nella scena del drive in. Grease è del 1978 ed è ambientato negli anni Cinquanta, è una commedia il cui tema centrale sono le relazioni uomo-donna all’alba dell’età adulta. Riti di passaggio, insomma.
Ma il musical di Randall Kleiser non è l’unico film a essere finito sotto il microscopio dei moderni censori. Qualche mese fa era toccato a Via col vento, accusato naturalmente di razzismo, subito dopo l’uscita su Netflix a dicembre è stato Mank a subire accuse di sessismo per un’evidente differenza di età tra il personaggio interpretato da Gary Oldman e la sua consorte sul grande schermo. I due attori sono divisi da 25 anni circa e Mank era all’epoca degli eventi di circa 20 anni più giovane di Oldman. Ma essendo un alcolista e fumatore incallito, ci sta che possa essere precocemente invecchiato. Insomma, la situazione sembra essere andata un po’ fuori controllo, con la formazione di una vera e propria nuova morale che si sta formando nelle nuove generazioni, sicuramente molto inclusiva, ma forse anche un po’ miope e non necessariamente esempio di democrazia.
La questione è ovviamente complessa e molto delicata, ma può essere facilmente spiegata con degli esempi. A queste condizioni, buona parte dell’opera di Stanley Kubrick dovrebbe essere bandita, da Lolita (romanzo di Nabokov compreso, naturalmente) a Eyes Wide Shut, passando per Arancia meccanica, che più o meno dovrebbe essere visto come il demonio sotto forma di pellicola. Un po’ come buona parte dell’opera di Lars Von Trier, che alle protagoniste dei suoi film non ha mai riservato una vita tranquilla, basti pensare alla povera Nicole Kidman in Dogville. E anche Quentin Tarantino farebbe meglio a dormire con un occhio aperto, perchè tra Jennifer Jason Leigh in The Hateful Eight e la Sposa del dittico di Kill Bill, per quanto donne guerriere, qualche femminista arrabbiata prima o poi potrebbe saltare fuori. L’impressione, più che un bisogno di giustizia, è più quella di una profonda limitazione della libertà artistica, certificata dalle regole per l’iscrizione di un film all’Oscar che entreranno in vigore dal prossimo anno, per cui devono essere rispettate delle quote di genere, colore e origine. Regole che oltretutto, se opportunamente lette, comprese e interpretate, sono facilmente aggirabili e che di fatto creano moltissimi problemi alle produzioni indipendenti, costrette spesso a lavorare con chi permette loro di rispettare i bassi budget a disposizione. La domanda da porsi forse sarebbe: Grease è davvero un film omofobo che incita allo stupro? Come si suole dire, ai posteri l’ardua sentenza.