Dacia Maraini: «Leggere è anche pratica di libertà»

Apre oggi “Pescasseroli Legge”, creatura dell’autrice «Un festival può invogliare a prendere in mano i libri»
Sei anni di appuntamenti, incontri e conversazioni intorno alla letteratura e al dialogo: oggi si alza di nuovo il sipario su Pescasseroli Legge, la seguitissima manifestazione che accoglie nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise i più importanti intellettuali, giornalisti e scrittori italiani. Sei gli incontri previsti fino al 17 agosto: autori e autrici dialogheranno con la direttrice artistica della rassegna, la scrittrice Dacia Maraini, che ha ideato e curato Pescasseroli Legge fin dalla prima edizione.
Signora Maraini, quanta importanza ha oggi promuovere la lettura attraverso iniziative come Pescasseroli legge, che riesce a convogliare nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo fior di scrittori di livello nazionale e internazionale?
«Partiamo dal fatto che questo è un paese che legge poco. Meno di tutti gli altri paesi europei. Gli incontri con gli autori incuriosiscono e interloquire con chi scrive invoglia a prendere in mano un libro. Quindi sì, penso che i festival che mettono al centro dell’interesse i libri siano utili per invogliare alla pratica di libertà che è la lettura di un libro».
Tra l’impazzare dei social e l’incessante raffica di proposte in tv, diventa sempre più complicato convincere i ragazzi ad avvicinarsi alla lettura. Si può fare qualcosa di concreto per solleticarne la curiosità?
«Io lo dico sempre alle insegnanti delle scuole: non imponete i libri perché i ragazzi scappano davanti alle imposizioni, ma cercate di contagiare la curiosità per una storia, un carattere, una vicenda. Entrate in classe e provate a dire: ragazzi sto leggendo un libro bellissimo che non mi fa dormire la notte. Ve lo racconto. Ecco ho constatato che questo è il modo migliore per invitare alla lettura i ragazzi».
Secondo uno studio dell’Associazione italiana editori sono in crescita gli italiani che leggono: nel 2023 il 74% delle persone tra i 15 e i 74 anni ha dichiarato di aver letto almeno un libro. Come giudica questa tendenza generale?
«Bene naturalmente. Credo che molto sia dovuto alla passione di tanti insegnanti che credono nella lettura e cercano in tutti i modi di coinvolgere i ragazzi».
Il New York Times ha messo al primo posto della lista dei cento libri del secolo (o meglio del primo quarto di secolo) L’amica geniale di Elena Ferrante, insieme ad altri due suoi romanzi. È l’unico autore del nostro Paese presente in classifica: è difficile per gli italiani farsi conoscere e riconoscere anche all’estero?
«Bene per Elena Ferrante che è una grande narratrice. Ma purtroppo, dal punto di vista letterario non abbiamo molta considerazione nel mondo occidentale cresciuto coi grandi romanzi russi, francesi e inglesi. Noi italiani siamo amati e stimati per l’opera e poco per i romanzi».
Recentemente diverse polemiche hanno riguardato la Rai per casi ritenuti di censura da una parte degli intellettuali: il mancato monologo di Antonio Scurati, il caso Saviano... In quest’ottica, qual è oggi il ruolo dello scrittore?
«Lo scrittore deve essere libero di scrivere quello che gli passa per la mente. E di solito, nelle democrazie questo viene considerato normale. I regimi autoritari invece vorrebbero controllare e regolare il mondo letterario imponendo argomenti e vietando la libertà di critica e di immaginazione. L’occupazione della Rai e dei posti di direzione artistica – teatri, musei, giornali – è una preoccupazione tipica delle destre che non solo vogliono che si cambino le leggi e le regole di convivenza, ma vogliono controllare e regolare il pensiero e le parole degli autori e questo non è democratico. Ma purtroppo in questo momento non sembra che la democrazia sia molto apprezzata. Tanti la vorrebbero abolire».
C’è stato negli ultimi anni grande apprezzamento per gli scrittori abruzzesi nei più importanti Premi letterari italiani, a cominciare dallo Strega e dal Campiello. Oltre a Donatella Di Pietrantonio, appena premiata con lo Strega, ci sono Remo Rapino, la scomparsa Ada D’Adamo, Fabio Bacà, Peppe Millanta, per nominarne alcuni. Un caso o una tendenza?
«L’Abruzzo ha una tradizione letteraria di tutta importanza, cominciando da Ovidio. Nei tempi recenti abbiamo Ennio Flaiano, Laudomia Bonanni, Ignazio Silone, Gabriele d’Annunzio, John Fante. E naturalmente quelli contemporanei come Donatella Di Pietrantonio che stimo molto e tante giovani donne che stanno producendo buoni libri».
Lei è una abruzzese di adozione, adora la nostra terra, trascorre gran parte dell’anno a Pescasseroli. Cosa la attira particolarmente della nostra regione?
«L’Abruzzo, per la sua abbondanza di montagne, è stato sempre una zona poco conosciuta e poco praticata del nostro paese, salvo naturalmente le coste che sono molto frequentate. Ma la montagna è ancora vicina alla natura e convive con animali selvatici e con sorgenti di grandi qualità: ha una antica sapienza che la lega al territorio. Il popolo montanaro di Pescasseroli che io conosco e amo è piuttosto chiuso di carattere. Ma una volta che ti hanno conosciuto, e hanno capito che si possono fidare, sono generosi e affettuosi. E poi, da come riempiono di fiori i loro balconi si capisce che amano la loro cittadina e la vogliono conservare bene».
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