Dalla polvere da sparo ai maccheroni: la chitarra di S. Martino
di MARCO PANTALONE* La pasta alla chitarra è uno dei simboli d’Italia. Abbinata ormai a tutti i condimenti della penisola, amata in tutto il mondo, pochi però ne conoscono l’origine. La mancata...
di MARCO PANTALONE*
La pasta alla chitarra è uno dei simboli d’Italia. Abbinata ormai a tutti i condimenti della penisola, amata in tutto il mondo, pochi però ne conoscono l’origine. La mancata promozione ed identificazione con il territorio di provenienza (in altre regioni sarebbe già da tempo volano per il turismo enogastronomico) ha tolto sino ad oggi questo orgoglio alla nostra terra. La pasta ed il geniale utensile in legno per crearla sono infatti abruzzesi. Rintracciarne la patria non è facile, attribuita per interesse a teramani, pescaresi o teatini e messa in dubbio ad ogni inedito atto notarile, spesso fine solo a se stesso.
Nei primi anni ’70 Claudio De Pompeis (fondatore delle Genti d’Abruzzo) scopre però che il principale centro di produzione di chitarre - tra fine ‘800 e primi ‘900 - è San Martino sulla Marrucina, citata anche come patria dell’utensile in una dote pescarese del 1871. L’Arssa nel 2007 amplia e conferma gli studi ed oggi vi sono nuovi documenti a supporto della “paternità” martinese: una storia – così come la chitarra – tutta particolare. San Martino è famosa per i polverieri, artigiani-contrabbandieri che tra ‘600 e ‘900 realizzano polvere da sparo nelle grotte locali, grazie ad una formula segreta a base di carbone di vite. Vi è però la necessità di setacciare il composto e di avere qualcosa da vendere legalmente nei mercati, per proporre poi sottobanco la polvere pirica. Il paese diventa così patria del setaccio e crovello, dando vita ad un fiorente commercio secondario. Nel 1861 arriva il ferro acciaioso a facilitare la realizzazione dei setacci, costituiti da un telaio circolare in legno, con fitte scanalature nelle quali vengono inserite le corde metalliche che si incrociano tra loro. Riflettendoci, basta utilizzare una forma rettangolare, diradare le corde e si ottiene una chitarra da pasta!
I martinesi padroneggiano quindi appieno la tecnica per realizzarla e la sua diffusione diventa capillare grazie alla fitta rete vendita dei polverieri. Importante è la terminologia: il maccaronaro è un utensile generico che identifica anticamente anche il rentrocele (cilindro in legno o metallo, con scanalature per incidere la pasta) chiamato altresì carratore (troppo dotta l’origine dal francese carrer “squadrare regolarmente”, è più probabile l’intuizione dell’amico studioso Antonio Stanziani – recentemente scomparso – incentrata sui solchi che l’utensile lascia sulla sfoglia, simili a quelli delle ruote di carro sul terreno, gli stessi degli gnocchi carrati). Con la nascita e diffusione della chitarra i due termini vengono ad essa associati. Questo spiegherebbe anche l’unicum rivenuto dal Fiorentino, un documento altinese del 1779 che cita un maccaronaro con corde d’ottone: probabilmente un rentrocele con corde arrotolate e non un antenato della chitarra, anche per l’estrema malleabilità dell’ottone, subito inservibile.
Ma perché i martinesi avrebbero inventato la chitarra? Non è certo ad oggi, ma la famiglia locale più numerosa e con più polverieri è quella dei Masciarelli. Uno di essi, Raffaele, già nel 1866 produce pasta nella sua casa del borgo, dove non può utilizzare presse idrauliche per le trafile piccole: da qui l’idea di tagliare con corde metalliche la sfoglia, producendo facilmente buone quantità di un nuovo tipo di maccheroni. La chitarra nascerebbe quindi per necessità professionale anche se, diffusa dai martinesi per fare la pasta in casa, diventa il nemico peggiore dei pastifici. Marco Aurizio, figlio di Raffaele, continua la tradizione di famiglia ma a fine ‘800 trasferisce il pastificio artigianale Masciarelli (prima nel pescarese ed ora a Pratola Peligna), diventato oggi il più antico d’Italia in attività, preservando la tradizione ed inventiva dei pastai e setacciari martinesi. Dopo il 1918 centro principale di produzione della chitarra diventa Pretoro, ma i chitarrari di San Martino continuano a realizzare l’utensile, firmandolo segretamente con una particolare M sulle corde…perché nato Martinese!
* Scrittore, autore del libro
“San Martino
terra marrucina”
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