Daniele Campea racconta la storia di Celestino

Il regista di Popoli lavora a un film su Pietro da Morrone: «Un eremita che si confrontò con il potere»
PESCARA. Sarà dedicato a Celestino V il nuovo progetto cinematografico del regista popolese Daniele Campea. Dopo il Macbeth al femminile, con protagonista Susanna Costaglione, Campea ha effettuato un laborioso lavoro di ricerca per raccontare la vicenda dell’eremita Pietro da Morrone, che rinunciò al pontificato pochi mesi dopo la sua elezione. “Vicarius”, questo il titolo del film, è in fase di pre-produzione. La sceneggiatura è pronta ed è stato già girato un trailer promozionale. «Il film si concentra sugli ultimi quattro anni della vita di Celestino V, da quando era eremita sul Monte Morrone fino alla sua morte», spiega Campea.
Il cast è ancora in via di definizione. Un nome già confermato è quello dell’attore, doppiatore e regista pescarese Franco Mannella. «Sicuramente Franco sarà tra gli interpreti, anche se non sono stati ancora definiti i ruoli», aggiunge Campea. Proprio Mannella, direttore dell’accademia Arotron di Pianella, dove Campea insegna, aveva avuto qualche anno fa l’idea di dar vita a un progetto legato alla figura di Papa Celestino V.
«Franco aveva pensato a un progetto che fosse a cavallo tra spettacolo teatrale e lungometraggio, basato sul romanzo ‘L’avventura di un povero cristiano’ di Ignazio Silone», precisa. «Martin Scorsese ha, poi, acquisito i diritti del libro con l’intenzione di farne un film e il progetto di Mannella si è arenato».
Si arriva, dunque, alla sceneggiatura di Campea. «Abbiamo pensato a come raccontare la storia di Celestino V, abbandonando il libro di Silone. Mi sono basato su fonti storiche originali di quell’epoca, che ricostruiscono la sua vita in modo fedele».
Al centro del film ci sarà l’uomo Celestino, un aspetto che incuriosiva molto il regista popolese. «Mi interessava la figura di Celestino come uomo, più che l’aspetto clericale. Una persona che vive da eremita e che deve confrontarsi con il potere», spiega. «Accettando di diventare papa finisce in qualcosa di più grande di lui e la sua vita, da quel momento, sarà segnata».
La volontà, conclude Campea, è quella di «concentrare tutte le riprese in Abruzzo, anche se è ancora presto per poterlo dire con certezza. Riguardo allo stile visivo del film, invece, lo girerò richiamandomi alla pittura medievale, in particolare a Giotto, usando i colori e le luci che caratterizzavano l’arte di quel periodo».
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