De Angelis, da Teramo a Ibiza «Lo spettacolo delle mie note»

21 Ottobre 2018

Il deejay e compositore di musica elettronica premiato al Di Venanzo «Vivo nel paradiso degli hippie ma faccio opere concettuali e sperimentali»  

TERAMO. Al Di Venanzo un'apertura di sipario così non c'era mai stata. Ma tutti hanno apprezzato l'intro electro-sperimentale di Stefano De Angelis, 39enne dj, autore e produttore teramano da otto anni a Ibiza, isola del divertimento e della festa mobile tra discoteche e rave da migliaia di persone. De Angelis ha ricevuto per meriti musicali una targa dal 23° Premio Gianni Di Venanzo. Il festival di Teramo Nostra, oltre a premiare gli autori internazionali della fotografia cinematografica, assegna infatti riconoscimenti a interpreti e autori teramani distintisi anche in altri campi. Come De Angelis («Felicissimo per il premio e grato a Teramo Nostra»), che si destreggia bene anche nella musica applicata alle altre arti, soprattutto il teatro.
NEVE DI CARTA. Ultimamente ha composto le musiche per “Neve di carta”, lavoro in progress con la drammaturgia di Letizia Russo dal libro di Annacarla Valeriano, “Ammalò di testa”, sulle storie del manicomio teramano Sant'Antonio Abate. Lo spettacolo, con Elisa Di Eusanio e Andrea Lolli per la regia di Daniele Muratore e della stessa Elisa, debutterà al MaggioFest 2019 ma ha avuto verifiche col pubblico in forma di prova-studio a Teramo, Roma e Pescara. «A Roma siamo stati a Carrozzerie not. È andata molto bene, c’era un pubblico di addetti ai lavori che ci ha dato un sacco di feedback» spiega Stefano De Angelis al Centro «È uno spettacolo minimalista, scarno, in cui la musica è tutta sospesa. Ho fatto una ricerca filologica delle musiche del Ventennio, contestualizzando brani da grammofono con la mia musica astratta e sperimentale».
LONDRA. “Neve di carta” non è il primo imegno teatrale per De Angelis, che negli anni romani, seguiti alla parentesi londinese, ha legato la sua attività a quella di Enrico Melozzi, violoncellista e autore anche lui teramano, fondando la Cinik Records (con Valentina D'Ignazio) e il duo Lisma Project. «A 18 anni, subito dopo la maturità classica, ho lasciato Teramo per Londra, dove sono rimasto cinque anni. Lì mi sono spesso trovato in situazioni estreme, suonando (come 66k, ndr), io astemio, nei rave clandestini in cui si beve a fiumi. Faccio la vita della notte da vent'anni e quando lavoro devo stare attento, devo giocare in difesa. Dopo Londra mi sono fermato cinque anni a Roma». Sono di quel periodo i concept show multimediali di Lisma Project, "Io sono vivo", "Lisma vive", "Flats", "The City", che ebbero buon successo. «Anche la Cinik andava bene a livello imprenditoriale, ma a livello artistico cercavo altro. Sono stato sempre un cercatore, un nerd della musica».
IBIZA. E così Stefano arriva a Ibiza, da giugno a settembre capitale di house, trance, techno, meta di produttori e dj che animano discoteche e club. «Ho subito trovato lavoro come fonico nello studio musicale più importante dell'isola, Soundfarm, riferimento per gli artisti dell'elettronica. Mi sono inserito presto nell'ambiente, ho tenuto corsi di musica e deejaying. Abbiamo formato dj oggi molto forti. È stato un crescendo. Recentemente ho suonato nello Zoo Project (si pronuncia Zu, è il party selvaggio che scandisce l'estate delle Baleari, ndr), festival da 5mila persone. Inoltre, il manager più importante dell'isola ha voluto le mie musiche per la serata di Halloween al Pikse, l'hotel preferito dagli inglesi in cui non è facile arrivare». Senza contare la traccia "Cosmic Lemon" (con Emanuele Inga) per Lowgroove, etichetta top della minimal techno, in classifica tutta l'estate, i dj set a Bahia, l'ingaggio per Capodanno a Phnom Penh, e dalla Thailandia il tour asiatico con Max Lanfranconi degli Etnica per il 25ennale del gruppo psy-trance. Resident dj al Groovecube, Stefano osserva: «Ibiza è in continuo movimento. I locali sono posti da 10mila persone, come un concerto rock. Le serate finiscono alle 10 di mattina, quando i ricconi aprono le ville per gli after dove puoi conoscere un sacco di vip. Però,sono sincero, pochi gli incontri veramente utili». E l'alfiere del people from Ibiza anni ’80? «Sandy Marton è un amico caro, lui è un po' il paradigma dell'isola. Dall'esterno Ibiza può sembrare finta e posticcia, ma io ci vivo molto bene, non ho intenzione di spostarmi. Ci sono 120 spiagge, una campagna simile alla nostra, il fascino della tradizione piratesca. Vivo nel nord dell'isola, la zona hippie, molto tranquilla. Certo, la mentalità è vacanziera e il mercato della musica è evasione pura. Io cerco di fare musica concettuale e di rottura, più evocativa e sperimentale. Sono riuscito a sdoganarla e a trovare il mio spazio».
L’ITALIA. Dell'Italia a Stefano manca l'impegno civile, praticato negli anni romani con l'occupazione del Teatro Valle, i centri sociali, il Popolo Viola e altre battaglie, ma zero rimpianti per il lavoro: «Una volta c'era la grande scena dance della costa romagnola, da cui sono partite hit italiane esportate in tutto il mondo negli anni Novanta. Ma quasi tutti quei locali hanno chiuso, tranne il Cocoricò. Avrei avuto moltissime difficoltà a lavorare in Italia».
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