Dei, punizioni, madri killer:l’attualità del teatro greco

27 Aprile 2023

SIRACUSA. I classici del teatro greco di Eschilo ed Euripide si adattano a un mondo che avanza vorticoso ma ricasca “nei corsi e ricorsi”, così i protagonisti delle tragedie diventano eroi moderni e...

SIRACUSA. I classici del teatro greco di Eschilo ed Euripide si adattano a un mondo che avanza vorticoso ma ricasca “nei corsi e ricorsi”, così i protagonisti delle tragedie diventano eroi moderni e carnefici senza tempo nella stagione 58 della Fondazione Inda al Teatro Greco di Siracusa.
Inaugurazione l’11 maggio con “Prometeo incatenato” di Eschilo per la regia di Leo Muscato e traduzione di Roberto Vecchioni. Il giorno successivo torna, per la settima volta “Medea” di Euripide, regia di Federico Tiezzi e traduzione di Massimo Fusillo. Il ruolo di Prometeo è affidato a Alessandro Albertin, mentre nei panni di Medea, Laura Marinoni.
I registi delle altre opere in cartellone: Daniele Salvo per la commedia di “Aristofane La Pace” e Giuliano Peparini che a fine giugno presenterà “Ulisse, l’ultima Odissea”, scritta con il grecista Francesco Morosi in uno spettacolo che mette insieme teatro, danza, circo e tanta musica.
«Tre sono i pilastri di una fondazione», ha chiarito Valeria Told, nuova soprintendente dell’Inda, «il rapporto con il pubblico, la qualità artistica delle produzioni e la sostenibilità finanziaria, supportata anche dalle istituzioni».
Nella tragedia di Eschilo, Prometeo, dio del fuoco, viene punito per aver donato il fuoco agli uomini e inchiodato per questo a una roccia della Scizia da Efesto. Il ribelle Prometeo, nella visione di Leo Muscato sarà invece l’eroe incatenato «in un sito industriale abbandonato», ha spiegato il regista. «La natura non la si vede più: Prometeo per avere disobbedito a Zeus è ora inchiodato a una ciminiera. Lui, detentore di tutte le tecniche e le abilità, le ha donate agli uomini. Ma come sono state usate? Per alimentare le finanze di un capitalismo che serve pochi e danneggia tutti gli altri. Cosa hanno fatto gli uomini del fuoco, che è simbolo di scienza, di tecnica, di sapere? E allora avremo una rupe rossa, un monito per tutti noi, perché il progresso umano non sia un’occasione per distruggere il solo mondo che abbiamo».
Con Federico Tiezzi, che a Pescara ebbe il Premio Flaiano per la sua Antigone in scena a Siracusa nel 2018, avremo una Medea donna del 900, «un testo capitale della cultura europea, che respira il dramma borghese: una tragedia familiare, alla Strindberg», ha commentato Teizzi. «Giasone si lascia guidare dalla convenienza politica e dal potere e quando Creonte gli offre in sposa la figlia Glauce, non esita a liquidare Medea come donna barbara». La costante con il classico di Euripide è l’omicidio dei figli: Medea li uccide e nega a un Giasone, annientato, perfino i loro corpi portandoli con sé sul carro del Sole, verso Atene.
La sindrome di Medea è – in psicologia – la condizione in cui la madre uccide, non solo fisicamente, il proprio figlio come atto di vendetta nei confronti dell'altro genitore. Nell’adattamento di Teizzi questa «è la ferita mai sanata e il punto di inizio della tragedia». Ha concluso il regista.
Gli spettacoli dall’11 maggio andranno avanti fino al 2 luglio.