Disastri, sicurezza, leggi Musumeci: il cittadino va responsabilizzato

Il ministro dialoga con il giornalista abruzzese Caporale nel libro: “Gli italiani e i rischi naturali. Perché la prevenzione ci può salvare”
PESCARA. «Solo la cultura della prevenzione ci salverà dagli eventi estremi». L’argomento, quanto mai attuale, è al centro del libro-intervista “Gli italiani e i rischi naturali. Perché la prevenzione ci può salvare”, in uscita per Rubbettino. Una conversazione tra il ministro della Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci e il giornalista Giuseppe Caporale – già autore del libro-inchiesta “Ecoshock”– , che si sviluppa intorno alla necessità di mettere in sicurezza i territori e puntare, per quanto possibile, sulla prevenzione. I danni causati dai disastri atmosferici, infatti, sono sempre più «frequenti e improvvisi». Nelle aree costiere italiane, secondo quanto emerge dal “Rapporto Spiagge” di Legambiente, dal 2010 a giugno 2024 sono stati registrati 816 eventi meteo estremi, 104 dei quali nell’ultimo anno. Un recente studio dell’Enea ha evidenziato le aree più a rischio di mortalità, nel nostro Paese, per eventi climatici estremi; dal 2003 al 2020 si sono contati 378 decessi. Nel 2023 l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato un dato significativo: sono stati 378 gli eventi climatici estremi, il 22% in più rispetto al 2022. «Il rapporto tra pianificazione di Protezione civile e pianificazione territoriale è quasi inesistente, malgrado sia previsto dalla legge. Occorrerebbe ricondurre la gestione del rischio in un sistema di normalizzazione e fare confluire i contenuti del Piano di Protezione civile nei processi “ordinari” della pianificazione territoriale». La prevenzione, emerge dal libro, non deve essere riconducibile soltanto all’azione del Governo, ma è necessario che si sviluppi una vera e propria cultura che coinvolga in modo efficace la popolazione. «In Italia la gran parte dei cittadini assume una condotta passiva, considera la tutela dal rischio naturale solo un obbligo da parte dello Stato. Che deve proteggere e rimborsare dopo ogni evento estremo» osserva Musumeci. «Dopo una calamità, tutti a chiedersi: cosa fa lo Stato per me? Ma nessuno si chiede: cosa ho fatto io per la sicurezza mia e dei miei beni? Ho realizzato la mia casa con criteri antisismici? Ho costruito l’abitazione lontano dal pericolo dei fiumi e delle faglie? Ho assicurato i miei beni contro i rischi naturali? Ho imparato le buone pratiche di prevenzione? E poiché lo Stato, presto o tardi, è intervenuto sempre, il cittadino non si è mai sentito corresponsabilizzato. E così il “dovere civico” continua a rimanere un arnese fuori uso». Nel dialogo con Caporale, Musumeci si sofferma a lungo sul «riparare i danni», consapevole – si evince dalle note di presentazione del volume – degli scandali, dei ritardi e delle inefficienze che, spesso, sono andati a sommarsi agli effetti dei disastri, unendo al danno la beffa. Il ministro individua tra le cause principali «un quadro giuridico nazionale poco organico, frammentario, stratificato nel tempo, differenziato per territori e in continuo divenire». Tra gli interventi necessari, indica il Codice della ricostruzione, «una legge multirischio per normare le attività del processo di ripartenza, dopo un evento calamitoso, con norme finalizzate a definire un quadro giuridico uniforme per il coordinamento delle procedure e delle attività successive a quelle che svolge nella prima fase la Protezione civile nei territori colpiti. E soprattutto la previsione di un apposito Fondo per le ricostruzioni», oltre alla nomina di un commissario straordinario.