Dodi e la fine dei Pooh: «Un sogno spezzato, 5 anni per andare oltre»

Domani esce il primo disco da solista del chitarrista Battaglia «Reunion del gruppo per D’Orazio? Soltanto per beneficenza»
ROMA. A più di 5 anni dall’addio alle scene dei Pooh, Dodi Battaglia è pronto per il suo primo album solista. Domani esce per Azzurra Music “Inno alla musica” (10 brani cantati, tre strumentali e una bonus track, più un booklet di 64 pagine) ed è stato anticipato dai brani One Sky, realizzato insieme al leggendario chitarrista americano Al Di Meola, Il coraggio di vincere, Resistere, Una storia al presente, brano dedicato all'amico Stefano D'Orazio, scomparso nei mesi scorsi per complicanze legate al Covid.
«Avevo pensato che potesse essere quest’ultima la canzone che dava il titolo al disco, ma poi non volevo si pensasse che sfruttavo il ricordo di un fratello, anche se la storia al presente è anche la mia», racconta Dodi, «e allora poi ho scelto Inno alla musica». Ci sono voluti 5 anni della nuova vita senza i Pooh «per maturare e assorbire tante cose. Spesso mi chiedevano “ma fai solo quello che facevi prima?” e a un certo punto ho capito che era il momento di mettere in un disco quello che avevo dentro», spiega il chitarrista. «È stato impegnativo, ma sono riuscito a cogliere l’aspetto positivo della concentrazione che abbiamo avuto nel lockdown, non avevo altro a cui pensare se non al disco. Ho voluto positivizzare una sfiga».
Tanto che tutti i brani, tranne Primavera a New York (brano strumentale del '90 che è stato riletto in chiave jazz), sono stati scritti «da settembre e due mesi fa. Con un taglio netto con il passato. Ho il computer pieno di brani, ne avrò centinaia, ma cercavo una nuova freschezza. Perché la musica in qualche modo invecchia, sa un po’ di muffa. Anche brani intramontabili come Uomini soli o Tanta voglia di lei ti riportano a un periodo ben preciso». Il risultato è un album «che mi rispecchia profondamente, pieno di approccio chitarristico, dunque vibrante e bruciante».
E così si spiega anche la copertina, su cui campeggia una chitarra incendiata davanti agli occhi di Dodi, che rimanda a Jimi Hendrix e alle sue chitarre date alle fiamme. Dopo la scomparsa di D’Orazio, si è parlato con più insistenza di una possibile reunion del gruppo in memoria dell’amico. «Non sono mai stato contrario. A una condizione: che fosse per beneficenza. Che ci sia qualcuno pronto a staccare un assegno che finisca in -oni e non in mila. La morte di Stefano è una ragione di più per fare qualcosa a sostegno di medici e infermieri. Finora per, la mia richiesta non ha avuto grande seguito: io sono pronto a partire anche domattina. Dovremo restituire un po’ del bene che la gente ci ha dato in questi anni». Intanto Dodi nel suo nuovo percorso solista cerca di dare libera espressione alle sue personali ispirazioni e suggestioni, forte dell’esperienza artistica ed umana accumulata ricoprendo per decenni il ruolo di chitarra solista, interprete, autore, arrangiatore, collaborando con artisti come Vasco Rossi, Zucchero, Gino Paoli, Tommy Emmanuel e Al Di Meola, presente nell'album.