Dopo quarant’anni Fazio lascia la Rai e approda sul Nove

15 Maggio 2023

Il conduttore porta via con sé Luciana Littizzetto Il vice premierSalvini ironizza sui social: Belli ciao

Dopo quasi 40 anni Fabio Fazio lascia la Rai. Passa a Warner Bros. Discovery con un accordo blindato di 4 anni che lo vedrà debuttare sul Nove, dove l’attende Maurizio Crozza, dal prossimo autunno. Con lui trasloca anche Luciana Littizzetto. È un addio annunciato da settimane di indiscrezioni, ma insieme clamoroso, che priva la tv pubblica di uno dei suoi volti più popolari e arriva dopo la vana attesa del conduttore che il contratto, in scadenza a fine giugno, diventasse oggetto di trattativa, dopo gli attacchi ricevuti in questi anni dal centrodestra e alla vigilia dell’insediamento del nuovo vertice della tv pubblica voluto dal governo Meloni.
Un “divorzio” che tiene banco sui social e nel dibattito politico, con lo scontro tra il centrodestra, che ha mal digerito in questi anni “Che tempo che fa” e i dibattiti su attualità, migranti, diritti e oggi esulta, e il Pd che parla di «sconfitta» e di «brutta notizia per il Paese». Il vicepremier Matteo Salvini posta un’immagine di Fazio e Littizzetto con la scritta Belli Ciao, parodia del canto partigiano, mentre Maurizio Gasparri propone ironicamente alla Rai «di lasciare vuoto lo spazio televisivo mettendo un’immagine fissa al posto di Fazio. Come si può immaginare una televisione pubblica senza Fazio e senza i suoi dibattiti notoriamente equilibrati e privi di accenti polemici?». Al posto di Fazio, è il suggerimento sarcastico, vada in onda «qualche ora di silenzio senza trasmissioni, nessuno è pari a Fazio, nessuno potrebbe sostituirlo».
«L’uscita di Fazio è una sconfitta pesante per la Rai e per il servizio pubblico. Gravissimo il comportamento di chi ha voluto questo», replica dal Pd Francesco Verducci, componente della Vigilanza Rai. «La destra al potere sceglie di privarsene e fa un danno alla tv, alla cultura e all’Italia», twitta l’ex segretario Enrico Letta, mentre il leader di SI, Nicola Fratoianni, mette nel mirino Salvini: «I social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli. Ci sono volte in cui non si può che dar ragione a Eco». E il leader di Azione, Carlo Calenda, definisce Fazio e Littizzetto «due protagonisti della comunicazione e della cultura», il vicepremier «un dilettante della politica». Contro Salvini anche Vittorio i Trapani, già segretario Usigrai e oggi presidente Fnsi: «Chi vuole davvero capire cosa sta accadendo in Rai, e cosa vuol dire il cambio di narrazione che questo governo vuole imporre occupando il servizio pubblico, deve leggere – con attenzione – il tweet di questo ministro della Repubblica». Gli fa eco Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21: «Salvini lascia le impronte su un’uscita spintanea di Che tempo che fa». L’annuncio di Fazio agita la vigilia dell’insediamento dei nuovi vertici: oggi l’assemblea degli azionisti indicherà Roberto Sergio come nuovo Ad, e il cda è chiamato a ratificarlo. Subito dopo Sergio potrebbe cooptare Giampaolo Rossi, uomo di fiducia della premier Meloni, come direttore generale. Il contratto del conduttore scade il 30 giugno: l’Ad uscente Carlo Fuortes nella riunione del consiglio del 5 maggio ha posto il tema, ricordando che il 18 sarebbe scaduta la prelazione per il rinnovo dell’accordo, ma non si sarebbe mai arrivati a discutere di un’offerta, anche perché qualche giorno dopo Fuortes si è dimesso. Lo spiega il consigliere Riccardo Laganà: «Il cda è stato informato solo il 5 maggio della imminente scadenza dei contratti di Fazio e Officina. Non c’è stata dunque alcuna decisione in Consiglio in assenza di un sufficiente dibattito e analisi del tema in sede consiliare, come avrebbe dovuto essere. Molti dovrebbero chiarire su quanto avvenuto, compreso l’ex Ad e il suo staff. Tra ministri che esultano sui social per la perdita di uno storico prodotto di servizio pubblico e preoccupanti indiscrezioni di stampa su una brutale corsa a poltrone e programmi, ritengo che ormai sia vicina la linea di non ritorno per la Rai. Dall’indebolimento progressivo e scientifico del servizio pubblico ci guadagneranno soltanto i competitor». Anche per Francesca Bria, esponente del cda in quota dem, «l’uscita di Fazio è un danno alla Rai in termini di identità, qualità culturale e ascolti. Una brutta notizia per il Paese. Negli anni tante belle pagine di servizio pubblico, fra tutte il Memoriale della Shoah con Segre. Scelta scellerata».