E al Colosseo rivive l’ascensore dei leoni costruito in Abruzzo

La macchina fac-simile realizzata dalla Orientalux di Celano Serviva a far comparire nell’arena animali e gladiatori
CELANO. Ricordate la scena con le tigri nel film “Il gladiatore”, quando gli animali feroci irrompono nel bel mezzo di un combattimento sull’arena? L’immagine del violento spettacolo la offriva secoli fa il Colosseo, grazie a un montabelve, speciale macchinario che rendeva possibili queste apparizioni.
Dopo duemila anni la moderna Roma ha una fedele ricostruzione dell’antica macchina scenica. Il montabelve realizzato all’interno del Colosseo è opera di un’azienda marsicana, la Orientalux srl di Celano, specializzata nella realizzazione di strutture in legno lamellare, come abitazioni, ponti, tetti.
Il marchingegno in questione è stato ufficialmente presentato all’interno dell’anfiteatro dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, insieme al soprintendenteFrancesco Prosperetti e al direttore del Colosseo, Rossella Rea. Presente anche Gary Glassman, il regista del documentario “Colosseum - Roman death trap” prodotto dall’americana Providence Pictures.
Proprio per il documentario la casa di produzione americana ha interamente coperto i costi di realizzazione dell’apparecchiatura – circa 200mila euro – che entrerà a far parte dei percorsi didattici e delle visite al monumento.
«Uno straordinario esempio di valorizzazione» secondo il ministro Franceschini «la positiva collaborazione tra pubblico e privato nella ricostruzione di uno dei più complessi apparati scenografici dell’antichità dimostra quanto ancora si possa fare per la valorizzazione del Colosseo».
La gigantesca gabbia meccanica realizzata dalla Orientalux di Celano è uno dei 28 montabelve, invisibili agli spettatori, che improvvisamente portavano sull’arena leoni e altri animali feroci per i sanguinosi giochi o le condanne a morte. In questo modo gli ingegneri romani avevano reso possibile l’apparizione “a sorpresa” di un gran numero di animali sul calpestio dell’anfiteatro. Le belve feroci erano tenute a digiuno e in spazi angusti, per poi essere improvvisamente catapultate su una fragorosa arena con migliaia di rumorosi spettatori.
Macchina rimasta in funzione per quattro secoli – dall’epoca di Domiziano a quella di Macrino, ovvero tra fine I secolo dopo Cristo e gli inizi del III – e tornata in vita ai giorni nostri.
«L’idea è venuta al progettista Umberto Baruffaldi, all’architetto Giovanni Squillacioti e al soprintendente Heinze Beste», racconta Giuseppe Cerroni, amministratore della Orientalux di Celano, «con Baruffaldi avevamo già fatto dei lavori in occasione del Giubileo del Duemila. Così siamo stati contattati e per noi è stato un onore, visto che abbiamo potuto rappresentare un’eccellenza abruzzese in questo progetto. Un progetto che si è basato su rigorosi criteri filologici e originali modalità costruttive. Ci sono voluti quindici mesi di lavoro per creare la struttura: ha un’altezza di otto metri e mezzo e una larghezza di sei. Funziona grazie un sistema di argani, leve e carrucole. Per realizzare il montabelve abbiamo utilizzato legno dei boschi di Carsoli, corde in canapa, perni in bronzo. Solo materiale che si poteva trovare ai tempi dell’antica Roma. Per azionare il montabelve è necessaria la forza di otto uomini».
Il prototipo fu mostrato anche al presidente Usa, Barack Obama, durante la sua visita all’anfiteatro Flavio.
«Il montabelve» spiega il direttore del monumento, Rossella Rea «poteva sollevare fino a 300 chili di carico: cervi, antilopi, cinghiali, ma anche leopardi, struzzi, lupi, persino orsi, le cui ossa sono state trovate nelle fogne del Colosseo».
«È importante perché comincia a svelarci in concreto cosa potessero essere gli spettacoli del Colosseo» fa notare il soprintendente Prosperetti «la ricostruzione dell’arena, su cui stiamo lavorando dovrà restituire in chiave contemporanea questa grandiosa macchina scenica».
E alla Orientalux di Celano già sono pronti per altri viaggi nel tempo.
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