E il mondo della letteratura piange lo scrittore Daniele Del Giudice

3 Settembre 2021

Sabato avrebbe dovuto ritirare il Campiello alla Carriera 2021

ROMA. La ricerca delle parole giuste, la scrittura precisa e raffinata nel restituire la complessità con leggerezza. Daniele Del Giudice, uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei, morto nella notte a 72 anni, aveva mostrato il suo sguardo originale sul mondo e creato nuovi territori narrativi fin dallo straordinario esordio con Lo stadio di Wimbledon nel 1983 che aveva conquistato Italo Calvino, autore della quarta di copertina della prima edizione. «È stato uno dei più grandi scrittori del 900 italiano. È veramente una perdita enorme», ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini. Ne Lo stadio di Wimbledon, che torna in libreria per Einaudi a novembre, Del Giudice raccontava la storia di un incontro impossibile tra un giovane scrittore senza nome e l'intellettuale triestino Bobi Bazlen, morto da anni senza lasciare nulla di scritto. Su questo territorio si spingeva Daniele Del Giudice, che ha indagato con lucidità il mistero e l'irraggiungibile.
Colpito dall'Alzheimer troppo presto, Del Giudice ci lascia a pochi giorni dalla consegna del Premio Campiello alla Carriera 2021, sabato 4 settembre a Venezia. «Del Giudice ha saputo frequentare la leggerezza, intesa nel senso che Calvino attribuiva a questo temine, facendola incontrare con la profondità di un viaggio permanente, mosso dal dubbio e dalla curiosità» aveva sottolineato nell'annunciarlo, lo scorso 27 luglio, Walter Veltroni, presidente della Giuria dei Letterati del Campiello. E il Premio, spiega Veltroni «di fronte alla devastante notizia della sua scomparsa, resta tale. Non sarà un premio alla memoria ma un riconoscimento per le storie e le parole dei suoi testi, per la loro qualità e per le emozioni che ha offerto ai lettori». Per due volte, nel 1994 e nel 1997, Del Giudice era stato selezionato per il Premio Campiello. Nato a Roma l'11 luglio 1949, Del Giudice si era spostato a Milano e poi a Venezia, città che amava. Giornalista e critico, pilota dilettante, appassionato di volo e di viaggi, agli esordi ha lavorato a Paese Sera come giornalista e critico. Dopo il folgorante esordio narrativo, nel suo secondo romanzo, Atlante occidentale (1985), ha raccontato l'amicizia tra il fisico Pietro Brahe e l'anziano scrittore Ira Epstein, accomunati dalla passione per il volo. Dedicati al volo anche i racconti di Staccando l'ombra da terra con cui vinse il Premio Bagutta. Tra gli altri suoi lavori, tutti per Einaudi, Nel museo di Reims, Mania, Orizzonte mobile e I-Tigi. Canto per Ustica, testo di uno spettacolo teatrale scritto con Marco Paolini. Nel 2002 gli è stato assegnato il premio Feltrinelli-Accademia dei Lincei per il complesso della sua opera narrativa. Tra i numerosi riconoscimenti anche il Premio Viareggio Opera Prima nel 1983, il Premio Giovanni Comisso nel 1985, il Premio Bergamo nel 1986. Raffinato saggista, oltre che narratore, Del Giudice è anche autore, fra l'altro, dell'introduzione alle Opere complete di Primo Levi.