E’ morto Galeano, raccontò la poesia del calcio

14 Aprile 2015

Lo scrittore uruguayano aveva 74 anni. Celebrò i grandi solisti come Maradona, Messi e Baggio

MONTEVIDEO. È morto, ieri mattina a Montevideo, all’età di 74 anni, lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Malato di cancro ai polmoni, Galeano si è spento nell’ospedale Casmu della capitale uruguayana. Tra le sue opere più conosciute, «Le vene aperte dell’America Latina», pubblicato per la prima volta nel 1971. Il volume rappresenta un lungo reportage che attraversa cinque secoli di storia latinoamericana per raccontare il saccheggio delle sue preziose risorse: dall’oro al cacao, dal cotone al petrolio. Giornalista e saggista, oltre che scrittore, Galeano aveva iniziato la sua carriera come direttore di Marcha, settimanale a cui collaborava, fra gli altri, anche lo scrittore peruviano premio Nobel, Mario Vargas Llosa. Con il golpe militare del 1973, fu imprigionato e, successivamente, costretto a espatriare in Argentina. Il suo nome finì poi nel mirino del regime di Videla, costringendolo a fuggire in Spagna, dove scrisse la famosa «Memoria del Fuoco».

Galeano è stato anche un tifoso del pallone, passione sublimata nell’opera «Splendori e miserie del gioco del calcio». «Come tutti gli uruguayani, avrei voluto essere un calciatore», scrive in quel libro.

«Chiuso per calcio»: era il 2010, l'anno dei mondiali in Sudafrica, quando Galeano raccontò di aver appeso un cartello con quel testo all'ingresso della sua abitazione a Montevideo. E così fece, nella sua vita, ogni volta che cominciava un “Mundial”. Tanto era il suo amore per il “futbol”. Galeano scrisse tantissimi articoli sul suo sport preferito e parlava spesso di Maradona e Messi. Aveva inventato una sorta di teoria su Diego Armando Maradona e su Leo Messi: «Il primo ha la palla legata al piede, il secondo dentro al piede, caso unico nella storia dell'umanità».

Ma Galeano aveva scritto anche di Roberto Baggio: «Il suo calcio possiede un mistero: le gambe pensano per conto loro, il piede spara da solo, gli occhi vedono i gol prima che questi si materializzino. Tutto Baggio è una gran coda di cavallo, che avanza scacciando la gente in un elegante andirivieni. Gli avversari lo aggrediscono, lo mordono, colpiscono duro. Baggio porta messaggi buddisti scritti sotto la sua fascia di capitano. Buddha non gli evita i calci ma lo aiuta a sopportarli».

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