“E pensare che ero partito così bene...” Bucci tra teatro e vita

22 Novembre 2019

AVEZZANO. Flavio Bucci, l’attore dalla grande carriera teatrale e cinematografica e anche televisiva (indimenticabile la magistrale interpretazione di Ligabue nello sceneggiato diretto da Salvatore...

AVEZZANO. Flavio Bucci, l’attore dalla grande carriera teatrale e cinematografica e anche televisiva (indimenticabile la magistrale interpretazione di Ligabue nello sceneggiato diretto da Salvatore Nocita e trasmesso in tre puntate dall’allora Rete 1 dal 22 novembre al 6 dicembre 1977)che vanta una vita di vizi ed eccessi. Quella stessa vita diventa ora spettacolo autobiografico dal titolo “E pensare che ero partito così bene...”, scritto dallo stesso Bucci insieme a Marco Mattolini che ne ha curato anche la regia e che aprirà domani la stagioneTeatro Off (limits) al castello Orsini Colonna di Avezzano, alle ore 21.
«Più che uno spettacolo è una confessione da bar, una di quelle che s’inizia a raccontare senza remore davanti a un bicchiere» è stato definito lo spettacolo. Seduto a un tavolino, in compagnia di una bottiglia di Campari, Flavio Bucci se ne sta comodo con il sorriso amaro di chi nella vita ne ha viste tante. Riflette, ricorda e racconta le sue riflessioni e i suoi ricordi. Memorie dal passato si gettano in platea come un fiume in piena, così rivive il Bucci bambino e adolescente, quello «sotto il militare», degli amori e del teatro. Mescola citazioni, politica, pensieri sul tutto e sul niente. Bisogna prendersi qualche minuto per abituarsi al suo ritmo serrato e nervoso. Alle parole si aggiungono suoni e immagini proiettati sul grande schermo alle sue spalle. Come una sorta di flashback visivi si materializzano luoghi e personaggi significativi per la carriera e la vita dell’artista: da Alberto Sordi a Vittorio Gassman, da Pirandello a Shakespeare, mentre lui, come la voce narrante d’un vecchio film sulla sua vita, tira fuori aneddoti, curiosità e dettagli di un’intera esistenza passata a interpretare qualcuno.
E così ride, fuma senza sosta, ironizza, salta le battute e litiga con chi, attraverso delle cuffie, gli suggerisce la parte. Il ruolo del personaggio beffardo è esasperato, nullo il confine tra realtà e finzione. Anche la regia fatica a stargli dietro, sbagliando a proiettare un’immagine o a riprodurre un brano. Ristabiliscono l’equilibrio, la ballerina Almerica Schiavo e l’attrice Gloria Pomardi, impegnate nella difficile impresa di dare continuità alla rappresentazione oltre che a fare da spalla all’attore.
A sorpresa, il personaggio e gli aneddoti da bar lasciano posto al grande attore che si esibisce in frammenti di opere che ricordano al pubblico il suo talento: “Diario di un pazzo” di Gogol’, “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello e “Riccardo III” di Shakespeare.
Per un momento, tra il caos teatrale si riesce a scorgere la vera essenza che è quella di un Bucci dalla fisionomia bizzarra, dall’interpretazione intensa e dallo sguardo pungente che ha reso famosi ed eterni personaggi come Don Bastiano (Il Marchese del Grillo) e Ligabue. Riflette Flavio Bucci in tutto quello che è e che è sempre stato. È una cronaca confusa sulle follie della vita raccontata da chi quelle follie le ha vissute tutte.
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