Ecco “Ahia!” dei Pinguini Tattici Sanremo? «Non è una priorità»

8 Dicembre 2020

ROMA. Difficile far perdere il buon umore ai Pinguini Tattici Nucleari. Anche nell’anno che, dopo la prima e folgorante partecipazione al festival di Sanremo (terzi con Ringo Starr), doveva...

ROMA. Difficile far perdere il buon umore ai Pinguini Tattici Nucleari. Anche nell’anno che, dopo la prima e folgorante partecipazione al festival di Sanremo (terzi con Ringo Starr), doveva consacrarli protagonisti nel panorama della musica italiana.
Bagni di folla e tour nei palasport rimandati a tempi migliori. Ma intanto la musica non si ferma. E così dopo i singoli La Storia Infinita (uscito a fine agosto) e Scooby Doo (di poche settimane fa), il gruppo capitanato da Riccardo Zanotti pubblica l'Ep Ahia! (Sony Music) che porta lo stesso titolo del primo romanzo del frontman, in libreria per Mondadori.
E canzoni e libro sono legati, con storie e temi comuni (il rapporto con la famiglia, messo in luce dalle distanze da Covid, le maschere pirandelliane per nascondersi dal mondo, i social), sviluppati in direzioni diverse ma seguendo uno stesso filo conduttore (ma guai a parlare di concept album, «nel 2020 non è una modalità proficua, risulta pesante», sottolinea Zanotti che spiega come dedicarsi al romanzo lo abbia aiutato a cambiare il modo in cui pensare la canzone, con una scelta più oculata delle parole). «Il 2020 doveva essere un anno colmo di impegni e, perché no, di successi per noi, e invece è stato uno degli anni più difficili di sempre, quindi Ahia! ci è sembrato il titolo perfetto», spiegano i sei Pinguini a proposito dell'Ep, nato a marzo in pieno lockdown, che risente di quelle cupezze, ma senza perdere l’ironia e la capacità evocativa di cui il gruppo bergamasco è capace.
Un Ep di 7 brani, «un album di pop art, con la consapevolezza di arrivare a tanta più gente», e non un disco più articolato: una scelta dettata dalla necessità di prendersi il giusto tempo per realizzare le cose al meglio. «Sette erano le canzoni pronte, non ci sentivamo di fare troppo di più. Meglio dire meno cose, ma più incisive». Con un’unica e precisa strada da seguire: «Cambiare sempre, ma rimanere noi stessi. Abbiamo educato i fan al cambiamento in ogni disco. Pensiamo di aver creato un linguaggio nostro e andiamo avanti volutamente con il paraocchi: crediamo che la poliedricità sia un valore. Il modello è quello dei Queen, un mondo a se stante». Sanremo, che ha regalato la popolarità, «non è una priorità. Ci torneremo ma non subito. Al festival bisogna andare con il pezzo giusto, altrimenti può essere deleterio».