Ecco il branco dell’Era Glaciale una famiglia allargata e unita

Dal 25 marzo su Disney + “Le avventure di Buck”, il sesto capitolo della saga La commedia animata ha conquistato il mondo (incasso 3 miliardi e 200 milioni)
Il «branco più bizzarro del mondo», ma anche «una famiglia che nonostante una separazione fisica è sempre pronta a offrirti amore e supporto». Un tema che con il mondo impegnato ad affrontare una pandemia e una guerra è diventato ancora più forte e attuale, per il regista John C. Donkin, nel film “L’Era Glaciale: le Avventure di Buck”, al debutto in Italia il 25 marzo su Disney+.
È il sesto capitolo (il primo a debuttare direttamente in streaming) della saga action comedy animata incentrata sulle avventure di un gruppo di animali preistorici, che con i primi 5 capitoli ha incassato nel mondo oltre 3 miliardi e 200 milioni di dollari. Un ritorno costruito intorno alla voglia di emancipazione di Crash e Eddie, opossum gemelli, fratelli adottivi dell’iperprotettiva mammut Ellie, che vorrebbero una vita più esaltante di quella che trovano nella placida Snow Valley. Decidono così di partire di nascosto alla ricerca di avventure, e non ne mancheranno nel «mondo perduto» dei dinosauri, nel pieno di una lotta per la sopravvivenza e di potere, guidata dal delirante ed egomaniaco Orson, capo di una banda di raptor. Toccherà al sempre più scatenato furetto da un occhio solo, l’eroico e solitario Buck (conosciuto nel terzo capitolo), prendersi cura di Crash e Eddie, formando con loro una nuova famiglia. Il tutto mentre la famiglia d’origine – formata da Ellie, il marito mammut Manny, il bradipo imbranato Sid e la tigre dai denti a sciabola Diego – si mette in viaggio per ritrovare e aiutare i due fuggiaschi. Il racconto unisce il consueto humour in diversi toni, con l’immancabile dose di slapstick, a un’attenzione maggiore all’emotività dei personaggi grazie ad azzeccate new entry, come la coraggiosa zorilla Zee, molto legata a Buck. «È nel dna di questa saga avere al centro una famiglia allargata che continua a crescere. E non sono necessariamente legami di sangue a unirla, ma più la lealtà reciproca, l’amicizia, le esperienze comuni», spiega nell’incontro stampa Donkin, qui al debutto come regista ma già coproduttore dei precedenti capitoli. «Una capacità di unione che tutti noi umani dovremmo acquisire, soprattutto dopo un’esperienza collettiva globale come la pandemia». Ovviamente, «la storia è nata molto prima del Covid», aggiunge la produttrice Lori Forte, «ma colpisce il messaggio del film, di come una famiglia che nonostante tutto continua ad amarsi e a restare unita, ora sia ancora più universale». Altro tema che il film affronta con delicatezza è la capacità di chiedere aiuto: si impara che non solo non c’è niente di male, ma che bisogna saper affidarsi, a volte, a chi ami, quando ne hai bisogno.