Elisa in concerto a Pescara «Canto nel nome di Cohen»

L’artista domani al Pala Giovanni Paolo II con un omaggio al musicista scomparso «Mio nonno amava Hallelujah e riproporla mi fa sentire in contatto con lui»
PESCARA. Ritorna alle origini Elisa con il suo album "On". Le tracce contenute nel nuovo disco sono, infatti, quasi nella totalità in inglese, la lingua con cui Elisa si è fatta conoscere al pubblico dagli esordi con "Pipes & Flowers". La cantautrice friulana tornerà a esibirsi, domani sera alle 21, al Pala Giovanni Paolo II di Pescara, dove porterà una tappa del suo nuovo tour, inaugurato a Firenze l'11 novembre con uno speciale omaggio a Leonard Cohen. Molto variegata la scaletta, come ha annunciato l'artista. Una scaletta che comprenderà i brani contenuti nel nuovo disco, caratterizzato da un sapore pop e moderno che si mischia al soul e all'elettronica, fino ad arrivare alle sonorità degli anni Ottanta, ma anche gli applauditi successi che hanno scandito la sua carriera.
«L'intento», racconta Elisa, «era di cercare di unire un po' tutto ciò che sono e che ho fatto nella maniera più integrale possibile cercando di far convivere diversi stili. Io sono un po’ cambiata, non tanto nel modo di cantare o nella scrittura, ma nel vestito musicale sì».
«Ho voluto omaggiare tutti i miei cambiamenti, e poteva essere una cosa molto pericolosa», aggiunge la cantante friulana. «Non amo, infatti, alienare il pubblico, quella cosa che si crea quando stai chiedendo troppo e non riescono a seguirti. La cosa importante è che inizi a circolare un certo tipo di energia e di sentire con il pubblico, una sinergia. Il lavoro è togliere tutti gli ostacoli che possano impedire ciò, per cui quando fai la scaletta devi cercare di non avere questi ostacoli, sia a livello musicale sia a livello di visual».
Non mancheranno i brani scritti per lei da Luciano Ligabue, come "Gli ostacoli del cuore". Canzoni che Elisa ama far cantare al pubblico che assiste ai suoi concerti. «I brani che mi ha scritto Ligabue sono diventati per caso quelli un po' più popolar», spiega Elisa. «Li faccio cantare molto perché vedo la gioia e ne sono felice. E' un momento collettivo molto prezioso durante il live».
Con lei sul palco saliranno i musicisti Andrea Rigonat (chitarra), Curt Schneider (basso), Victor Indrizzo (batteria), Cristian Rigano (tastiere), e le coriste Jessica Childress e Sharlotte Gibson.
A Firenze ha omaggiato Cohen con una canzone «divenuta eterna». Ma "Hallelujah" faceva già e continuerà a far parte del suo repertorio. «E' un brano che sento molto», confessa, «mio nonno lo amava tantissimo e, quindi, mi fa sentire in contatto con lui. E' una canzone senza tempo e grazie a essa posso esprimere diverse vocalità. Ha una caratteristica che non molte canzoni hanno: una profondità che le permette di essere giusta per le situazioni che lo richiedono».
Un concerto, quello che animerà il Pala Giovanni Paolo II, che vedrà Elisa nelle vesti di "showgirl" in diversi momenti. «E' tutto un gioco per me», dice. «I miei modelli, quando mi cimento in queste cose, sono Madonna prima di tutto. Il secondo album che ho comprato era suo, dopo “Bad” di Michael Jackson. Ho tutti i suoi dischi. Il suo modo di giocare mi ha sempre affascinato molto. Sono miei modelli anche Cindy Lauper, da sempre, e Kate Bush».
Elisa è stata anche volto noto del piccolo schermo per la sua partecipazione come direttrice artistica della squadra blu, prima, e di quella bianca, poi, nel programma "Amici di Maria De Filippi" nelle edizioni 2015 e 2016.
«Amici», spiega Elisa, «mi ha dato un'opportunità enorme e il modo in cui l'ho vissuta è stato molto positivo perché mi sono un po' messa in discussione. Ho provato ad aprirmi e dire un po’ di più. Grazie a Maria per il modo in cui mi ha permesso di vivere quell'esperienza, con molta libertà di portare quello in cui credo, altrimenti non mi sarebbe mai interessato. E' stata un'esperienza importante per capire meglio la percezione che hanno di te gli altri, tutto quello che esce. Tutta una serie di cose che rappresentano il lato umano. Esprimere una fisicità più integrale sul palco ora viene da quella esperienza, l'ho sempre fatto fin da piccola ma ora sul palco ancor di più. Sono partita dal concetto che volevo inglobare tutte le parti di me stessa in una cosa».
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