«Ero Candy 40 anni fa ora sono la voce della perfida Claire»

di Lalla D’Ignazio Dalla dolce e idealista Candy Candy alla algida e cinica Claire Underwood, potente moglie di Frank Underwood nella serie già cult House of cards, interpretata da una perfetta...
di Lalla D’Ignazio
Dalla dolce e idealista Candy Candy alla algida e cinica Claire Underwood, potente moglie di Frank Underwood nella serie già cult House of cards, interpretata da una perfetta Robin Wright. La voce che all’una dà tutte le sfumature dei moti di un cuore buono e generoso e all’altra il timbro dell’alterigia calcolatrice è la stessa, quella della doppiatrice Laura Boccanera, 53 anni, romana.
In mezzo 40 anni, quelli che compie in questo 2015 la prima eroina giapponese d'animazione, tutta lentiggini e simpatia, amori e delusioni, antesignana della figura femminile moderna ma “ingenua”, con l’anima sempre in subbuglio. Quattro decenni in cui Laura Boccanera si è «divertita», come assicura lei stessa, a doppiare le più grandi attrici di Hollywood e le protagoniste dei cartoon più amati dal pubblico di bimbetti e cinefili.
Era il 1975 quando la dolce ragazzina dai grandi occhi spalancati sul mondo e i capelli biondi legati con i fiocchi in due codini dispettosi, cominciò la sua avventura, che l’ha portata a far innamorare più generazioni. E sono tuttora milioni le ragazzine che s'identificano con il suo personaggio e con le sue traversie amorose. La sua biografia indica che Candy ha origini manga, del genere shojo. L'eroina è nata dai disegni di Yumiko Igarashi pubblicati nel 1975, e tratti dall'omonimo romanzo scritto da Kyoko Mizuki.
Da qui è arrivata successivamente la serie tv d'animazione prodotta da Toci Animation e trasmessa dal 1980 anche in Italia, su reti Mediaset e private, con il titolo originale e in seguito cambiato in “Dolce Candy” e con la sigla cantata da Cristina D'Avena.
Al tempo, Laura Boccanera aveva 13 anni e già una piccola carriera di doppiatrice avviata. «Ho cominciato a 7 anni, cantando in un film della Disney di cui non ricordo più il titolo», racconta, «Andai ad accompagnare mio cugino (l’attore, doppiatore ed esordiente regista Riccardo Rossi ndr) e c'era una bimba che non sapeva cantare. Io me ne stavo lì zitta zitta, ero molto timida. Mi dissero “prova”. E tutto cominciò». Cominciò una carriera che ha portato Laura Boccanera a prestare la bella voce, tra le moltissime star, a Jodie Foster a partire dal film Dentro la grande mela in poi, a Courtney Thorne-Smith nella sitcom La vita secondo Jim e in Melrose Place, Lara Flynn Boyle in The Practice - Professione avvocati, Kate Walsh in Grey's Anatomy e Private Practice, a Kimberlin Brown nel ruolo di Sheila Carter in Beautiful, ai personaggi Disney Belle in La bella e la bestia, Nala adulta nei film Il re leone e Il re leone II, agli anime Maria Antonietta in Lady Oscar, e poi Julia Roberts, Sandra Bullock, Famke Janssen, Juliette Lewis, Winona Ryder, Melanie Griffith, Andie McDowell in Sesso bugie e videotape, Anne Parillaud (in Nikita di Luc Besson), Helena Bonham Carter nella saga di Harry Potter. E tanto altro ancora.
Lei guardava Candy Candy in tv quando la “interpretava”? Che effetto le faceva?
«L'ho amata molto. Del doppiaggio ho ricordi belli ma anche di grande fatica: studiavo e doppiavo, le puntate andavano in onda continuamente e bisognava fare tanto. Ma di Candy mi piaceva tutto: la simpatia, la bontà, il coraggio. Era meravigliosa, seppe rinunciare all'amore della sua vita per amicizia...».
Qual è la differenza tra doppiare un cartone e un attore?
«C’è tanta differenza. Nel cartone hai solo una base, doppi un disegno, non hai facce, emozioni a cui ti puoi legare. Nel doppiare Jodie Foster o Julia Roberts, per fare degli esempi, cerchi di rifare quello che hanno fatto loro. Noi con gli attori riestituiamo in italiano quello che loro hanno dato, mentre nel cartone ci metti del tuo. E così, per assurdo è più difficile doppiare il cartone».
Il personaggio dei cartoni che ha più amato doppiare?
«Belle di La Bella e la Bestia, della Disney: un capolavoro».
Mentre fra le attrici?
«La mia preferenza va a Jodie Foster, perché sono più di 29 anni che le presto la voce, perché è la mia attrice prediletta, la più brava, a mio parere, nel mercato americano: sa cambiare sempre, dà tante prove di recitazione. La trovo straordinaria. E stimolante per me. Mi volle conoscere quando venne in Italia per la presentazione di Alla ricerca dell’isola di Nim, non tutti vogliono conoscere chi gli dà “l’altra” voce, lei sì. È una grande professionista, attenta e seria. Ci univa il fatto di aver entrambe cominciato da piccolissime a lavorare, anche lei aveva 5 anni nella pubblicità di Coppertone e poi 13 in Taxi Driver...»
Quale il film che le è piaciuto doppiare in particolare?
«Notting Hill (in cui doppia Julia Roberts ndr) e, a costo di ripetermi, Alla ricerca dell’isola di Nim».
Che tipo di personaggi predilige?
«Drammatici, sì adoro fare personaggi drammatici, sono forse più nelle mie corde».
Non ha mai pensato di dare anche un volto alla sua bella voce, insomma di fare l’attrice?
«Mai avuto la tentazione, troppo sacrificio, io volevo avere dei figli e non ho mai avuto una passione sfrenata per il teatro, la recitazione... Sono molto gratificata dal mio lavoro, che già mi porta via tanto tempo».
Una personaggio che ha sognato di doppiare?
«Rossella O'Hara, ma dirle perché sarebbe troppo lungo...».
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