“Erotica”, poesie di amore e tempo di Marco Pavoni

1 Marzo 2021

Il docente di lettere classiche pescarese pubblica per Solfanelli una nuova raccolta di versi con prefazione di Giuliani

PESCARA. Marco Pavoni (Pescara, 37 anni, laurea in lettere classiche, insegnante) ha pubblicato per Tabula Fati di Marco Solfanelli un nuovo volume di poesia, 32 componimenti, con prefazione di Giancarlo Giuliani, intitolato “Erotica”. Riguardo a questo titolo l’autore avverte che la parola va letta e intesa come un plurale greco, indicante le “cose d’amore”; e, per trattarne in tutte le poesie con la parola netta che gli è congeniale, Pavoni ha lavorato con asciutta passione: “Vieni, quando ti dico parole/ che brillano nel centro d’ un miracolo/ vieni, se fuochi d’antichi misteri/ glorificano questo vero e il suo/tempo che può distruggerci; vieni, mentre l’incanto di una rondine/ garrisce nel cuore”. Accenti di catulliana sincerità ispirano al poeta questi versi nell’affermare che solo l’amore è in grado di prevalere, o darne l’illusione, sul tempo. La dialettica amore/ tempo è anzi il tema della raccolta; e questa relazione tra essere (amare) e tempo richiede complicità tra gli amanti, per essere vissuta: “Sei nel mio tempo, donna che m’inganni/ con un riso di volpe sfuggente,/ mentre l’ansito dell’attimo di veste/ del prodigio del tuo essere” . Naturalmente l’autore è consapevole che parlare d’amore oggi significa anche ripercorrere il tributo portatogli da 2000 anni di poesia. Ed ecco allora versi rivestiti di moderni richiami cosmici, come se solo l’amore potesse farsi iperbole della vita “Quasi sale arso dal sole del vivere/ ti accolgo tra segni di lotta,/ quando un fugace desiderio sussurra/ misteri di unioni nel prisma del mondo”; ecco i continui richiami alla natura, che gli ispira molte similitudini, quali icone del fulgore dell’amore : “Respiri come petalo d’un fiore/ bagnato da rugiade di pensiero”; “sei aquila che plana/ sui destini del cuore,/ quando sillabi il mio nome/ tra stagioni di sogno/ mentre l’ordine sfuma/ i contorni del mio volerti qui”; “sei colomba che inebria lo spirito, / mentre parole d’amore s’irradiano / dai tuoi pensieri/ e la luce che spargi/ sul cuore/ è promessa che non fugge/ al mostrarsi del vero”. Il leopardiano “apparir del vero” non fugherà dunque l’amore, perché esso è radicato in un presente senza fine, o meglio: in un presente consapevole della sua transitorietà, ma indifferente rispetto al suo stesso trascorrere al pari di tutte le cose.