Ettore Pellegrino dal Marrucino di Chieti al tour con La Scala

27 Settembre 2016

Il direttore del teatro teatino racconta i suoi concerti come violino di prima parte al Bolshoi di Mosca e in Oriente

CHIETI. La musica nel sangue. Il padre, Rik Pellegrino, violinista e jazzista di fama internazionale, lui, Ettore Pellegrino, 46 anni, violino di prima parte alla Scala e direttore artistico del Teatro Marrucino di Chieti. Appena tornato a Chieti dopo aver preso parte a una prestigiosa tournée in Oriente e in Russia con il Teatro alla Scala, Pellegrino divide il suo tempo tra l’incarico al vertice del teatro teatino e gli impegni internazionali come musicista. Ha iniziato a studiare violino a quattro anni, in una famiglia dove, oltre al padre, tutti, fratelli, cugini e zii, fanno musica. Ex enfant prodige che Pippo Baudo amava tirare fuori dalle fila dell’Orchestra della Rai, ora Pellegrino per sei mesi all’anno sta in Abruzzo e negli altri sei si esibisce nei teatri di tutto il mondo. Suona sia nell’Orchestra della Scala che con i Musici di Roma, complesso che in 60 anni ha fatto la storia della musica da camera nel mondo. Ha fatto concerti dappertutto, ma il Bolshoi di Mosca gli mancava.

«In effetti la settimana al Bolshoi, da 10 al 16 settembre, può essere considerata un importante punto d’arrivo», dice il violinista che incontriamo nel suo ufficio al primo piano del Marrucino. «Il Bolshoi è immenso, mi ci sono perso dentro più di una volta. Abbiamo ricevuto un’accoglienza molto calorosa. La Scala ogni due anni va lì in trasferta, privilegio concesso a pochissime altre realtà culturali».

Biglietti fino a 800 euro e sold out in ognuno dei sei concerti, si è scelto di rappresentare il Simon Boccanegra diretto da Myung-Whun Chung, il Requiem di Verdi diretto da Riccardo Chailly e un programma concertistico incentrato su Verdi. Il Teatro alla Scala è sbarcato a Mosca con 11 tir per le scenografie e circa 300 persone a bordo di un boeing di linea prenotato da tempo per la torunée. Il tour si è aperto il 29 agosto a Seoul in Corea, «dove», racconta Pellegrino, «siamo arrivati per inaugurare l’ultimo grande teatro costruito in città, nella quale, come in tutto l’Oriente, c’è una passione smodata per la cultura italiana».

«Capita così», prosegue il musicista, «che in giro per la metropolitana di Seoul ti trovi a passare accanto alla fontana di Trevi ricostruita identica in scala. Nei teatri orientali incontri un pubblico davvero appassionato, che magari risparmia per arrivare a pagare i 300 euro del biglietto d’entrata. Te ne accorgi non solo dagli applausi o dal silenzio in sala durante l’esecuzione, ma anche dalla fila di gente che ti aspetta all’uscita per avere un autografo».

La seconda tappa è stata quella di Shanghai, in Cina, dove il violinista va spesso, sempre per lavoro. «La Cina e il resto d’Oriente investono moltissimo sulla cultura», dice. «A Shanghai hanno addirittura realizzato un teatro solo per bambini. Le politiche governative di settore mirano, infatti, a coltivare fin da piccoli l’interesse per la cultura. Si pensi che persino la musica diffusa in metropolitana ti riporta a quella classica, e per il 90% a quella italiana».

La Scala continua con altri concerti nelle capitali europee, ma Pellegrino, questa volta, resta a Chieti. «Non potrei fare altrimenti visto che al Marrucino stiamo per ripartire con la stagione teatrale», spiega. Il doppio ruolo di musicista e direttore artistico lo costringe a delle scelte. Ma i rapporti che stringe in giro per il mondo, quando si esibisce con il suo Goffredo Cappa (violino costruito nel 1683, appartenuto anche al celebre violinista Michael Rabin), possono diventare linfa vitale per il teatro teatino. «Il mio sogno», dice, «è di portare a Chieti alcuni dei grandi artisti che ho incontrato». Un sogno che potrebbe anche diventare realtà, se non fosse per l’incertezza in cui ultimamente si muove il teatro teatino per quanto riguarda la programmazione e i fondi. «La programmazione della stagione viene conclusa a inizio anno», spiega il direttore, «e viene fatta in base alle risorse economiche che ci assicurano saranno disponibili. Se poi quelle assicurazioni vengono meno a stagione già pienamente avviata, il rischio è che salti tutto, compreso quei rapporti allacciati in giro per il mondo».

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