Ettore Scola, il regista innamorato dell’Italia

21 Gennaio 2016

Il cinema e la politica salutano il grande autore scomparso

di Giuliano Di Tanna

«Il cinema? E’ un lavoro duro, devi avere in mente qualcosa da dire». Aveva un’idea antica del suo mestiere, Ettore Scola, il regista di “Una giornata particolare”, “Brutti e cattivi”, “C’eravamo tanto amati” e altri classici, morto, all’età di 84 anni martedì sera, nell’ospedale Umberto I di Roma.

Quel lavoro, Scola, avellinese di Trevico ma romano di adozione, l’aveva imparato ad amare attraverso una lunga gavetta, soprattutto scrivendo film per altri, iniziata nella redazione del Marc’Aurelio, il settimanale satirico dove s’era fatto le ossa anche Federico Fellini. A quel mondo aveva dedicato, due anni fa, il suo ultimo film “Che strano chiamarsi Federico”. Un film che è anche una sorta di addio al cinema e al mondo in cui aveva vissuto per più di mezzo secolo e che, ieri, gli ha reso un grande, ininterrotto omaggio.

A tributare l’ultimo saluto al regista, oggi, nella camera ardente che sarà allestita (a partire dalle 10.30) nella Casa del cinema a Roma, ci saranno quelli del suo mondo (attori, registi, maestranze dei suoi set), ma anche persone comuni, quelle che lui amava, che si sono riconosciute nelle storie dei suoi film, hanno riso alle sue battute, hanno conosciuto la sua cortesia di uomo. «Mi dovete festeggiare alla Casa del cinema come fosse una festa». Questa era stata la volontà dell'anima laica e disincantata di Scola. Un ricordo pubblico sarà, invece, organizzato per domani alle 15, sempre nella Casa del cinema.

Ieri, però, è stata la giornata delle memorie private e della commozione. Tutte le generazioni del cinema hanno voluto contribuire con il proprio sassolino personale all’altare della memoria per il regista che al ricordo aveva dedicato forse il suo film più bello, “C’eravamo tanto amati”.

«Ettore Scola era bravo, bello e simpatico», ha detto Lina Wertmuller, di tre anni più anziana di Scola. «Si dice sempre così quando si parla di una persona che muore, ma nel suo caso era davvero così. Era una persona squisita».

«Fellini era inarrivabile», ha detto Carlo Verdone, per la generazione dei figli. «ma Scola è stato il maestro di tutti noi, tutti gli dobbiamo qualcosa. Scola era una persona perbene». Per la generazione dei nipoti, invece, ha parlato Pif, che le figlie del regista, Paola e Silvia, avevano scelto, l’anno scorso, come interlocutore particolare in “Ridendo e scherzando”, il documentario-omaggio all’opera e alla vita del padre. «E’ stato uno schiaffo violento», ha detto il regista e attore palermitano, «prima il piacere di entrare in confidenza, poi la realtà amara di oggi. Mai pensato di soffrire così tanto. ».

Scola è appartenuto a quella generazione di registi, come Petri, Maselli, Loy e Monicelli, impegnati a sinistra, soprattutto nel Pci, ma non solo. Così anche la politica ha tributato gli ultimi onori a chi come lui aveva intuito per tempo la crisi umana più ancora che politica della sinistra storica italiana, in un film del 1980, “La terrazza”. «Con Scola», ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «scompare un protagonista del cinema italiano. La cultura e lo spettacolo mondiali perdono un grande maestro che ha raccontato, con acume e sensibilità straordinari, vicende, personaggi e periodi della nostra storia contemporanea». Infine, Sophia Loren, che accanto a Marcello Mastroianni, in “Una giornata particloare” del 1976, aveva messo a segno una delle interpretazioni più belle della sua carriera: «È stato un grande regista, un vero uomo di cultura, con i suoi film ha saputo raccontare l'Italia nel mondo».

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