«Evviva la satira Ma la censura a volte non è male»

1 Febbraio 2015

Il comico di Sulmona: è bello far ridere proprio quando si pensa che non ci sia più nulla da ridere

di Annalisa Civitareale

Il comico come un artigiano nelle cui mani la realtà prende lentamente forma. Dettaglio dopo dettaglio. Lo sguardo indaga, la battuta definisce e la risata riassume in una sorta di magia. Universale. Illuminante a tratti, specialmente laddove indaga vizi e virtù di un popolo, il nostro, e di un paese, l’Italia, pieno di contraddizioni, ma anche di tante cose belle. Questa la comicità per Gabriele Cirilli, lo showman sulmonese dalla risata contagiosa e la caparbietà tutta abruzzese, grazie alla quale ha realizzato il suo sogno di bambino.

Cirilli, c'è ancora qualcosa da ridere oggi?

«C’è tantissimo da ridere, perché è proprio in un ogni momento di crisi che si aguzza l’ingegno, perché proprio in un momento in cui si pensa che non ci sia più nulla da ridere che si può dar forma a tanti discorsi per far ridere. Lo dico anche nel mio spettacolo (attualmente il comico è un tournée con “Tale e quale … a me!”). Non siamo mica come i tedeschi che non ridono mai!».

Come è cambiata la comicità in generale e la sua comicità in particolare, dai tempi di Tatiana a oggi?

«Non è molto cambiata la comicità, sono cambiati i mezzi di comunicazione: ad esempio io prima facevo i miei tre minuti in televisione, ora c’è gente che li fa sul web e questo comporta anche un cambiamento nel pubblico a cui ci si rivolge. Il pubblico di Rai Uno è diverso da quello di Italia Uno e, a loro volta, sono diversi dal pubblico che c’è sul web».

Cirilli, che cosa la fa ridere?

«La realtà. Ho fatto sempre riferimento alla realtà, trasformandone gli spunti in satira di costume, satira sociale … ».

Riflettendo sui recenti fatti di cronaca, non ritiene che alcuni aspetti della realtà siano o possano diventare tabù per la satira?

«Quando si fa satira, se si rimane in certi limiti e non diventa offesa si può fare quello che si vuole: si può parlare di religione, si può parlate di politica, di privati… Quando si arriva all’offesa, chiaramente non è più satira. Lo diceva Dario Fo e lo ha ricordato recentemente anche Papa Francesco».

Suo bersaglio preferito sono gli italiani in generale e i suoi corregionali abruzzesi. Ma Cirilli cosa salva dell’Italia e dell’Abruzzo?

«Tutto! Ci lamentiamo sempre tanto. Mi ricordo anche quando da ragazzo ero a Sulmona e ci si ripeteva: “Andiamo via! Che cosa stiamo facendo ancora qui?”. Ma poi nessuno faceva niente per andare via. Restiamo perché in Italia si sta bene, c’è libertà, libertà di parola, di stampa… Anche se, a volte, qualche censura ad alcuni programmi la farei, eh!».

Che cosa non le piace della nostra televisione?

«I reality, perché non c’è talento. Solo uno ne salvo: “Amici di Maria De Filippi”, dove sono stato e che conosco. Qui realmente i ragazzi sono bravi, vengono messi alla prova e poi immessi nel mondo del lavoro che è un mondo duro».

Catapultati, direi, e spesso senza paracadute, cioè senza gavetta…

«Ma tanto prima o poi si deve essere catapultati in questo mondo. Ricordo quando feci la scuola di Proietti, circa trent’anni fa, è arrivato anche per me il momento di essere catapultato nel mondo dello spettacolo e non c’era nessuno a tenermi per mano … Mi sono ritrovato nel mondo del lavoro e mi sono rimboccato le maniche… Erano tempi difficili, allora forse più che adesso, soprattutto se, come me, non eri figlio di nessuno e io sono semplicemente il figlio di un marmista».

Dietro il lavoro del comico c’è un lungo lavoro di riflessione sulla realtà se è vero, come vero, che si ride col cuore, ma si piange con il cervello.

«Il mio spettacolo nasce proprio su questo tema, con una riflessione sulla risata… Gli scienziati hanno cercato di capire da dove arriva la risata e non ci sono riusciti nemmeno loro… E io credo sia bello non capirlo e lasciarle intatta la sua magia…».

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