Festival del Saltarello: c’è Goran Bregovic, un’esclusiva abruzzese

7 Aprile 2026

Danilo Di Paolonicola: «Per noi è un’occasione importante. Portiamo le sonorità tipiche della musica balcanica»

GIULIANOVA. Il porto, a luglio, è un posto semplice: luci basse, gente che arriva piano, aria di mare di sottofondo, Gran Sasso nelle retrovie. Giovedì 9 luglio su quel palco salirà Goran Bregovic con la Wedding and Funeral Band, per quella che viene indicata come unica data abruzzese del tour estivo. Accanto a lui l’Orchestra Popolare del Saltarello, dentro un lavoro costruito tra repertorio balcanico e tradizione popolare abruzzese. Il festival, organizzato dall’Associazione Interamnia World Music, riparte dopo la pausa puntando su una collaborazione già avviata negli anni scorsi. Ne parla il direttore artistico Danilo Di Paolonicola.

Partiamo dalla notizia principale: quanto pesa questa presenza di Bregovic nel cartellone del festival?

«Per noi è un’occasione importante, anche perché si tratta di un’esclusiva abruzzese. Bregovic farà un piccolo tour nei primi giorni di luglio e noi siamo riusciti ad avere questa data a Giulianova».

C’era già stato un contatto con lui negli anni scorsi?

«Sì, c’era stata una collaborazione nel 2022, sempre nell’ambito del Festival del Saltarello. In quell’occasione avevamo fatto una tappa anche all’Aquila e condiviso due brani insieme alla sua orchestra. Questa volta siamo riusciti a costruire una nuova occasione dentro un tour più definito».

Che tipo di concerto sarà? Lavorerete insieme per tutta la serata?

«Non sarà un concerto interamente condiviso. Noi faremo una prima parte con l’orchestra, poi alcuni brani insieme, tre o quattro, e probabilmente un finale comune. Bregovic farà il suo concerto completo, che durerà oltre due ore».

Rispetto alla collaborazione con Max Gazzè, cosa cambia nell’impostazione?

«Con Gazzè l’approccio era legato alla musica pop, dentro cui inserivamo strumenti e sonorità popolari. Qui invece si lavora sulla musica popolare al cento per cento: da una parte la tradizione balcanica, dall’altra la nostra».

Quindi il cuore del progetto è il dialogo tra tradizioni?

«Mettiamo insieme due orchestre. Alla nostra si aggiungono i fiati e quelle sonorità tipiche della musica balcanica. È un lavoro più interno al linguaggio popolare».

Il nome di Bregović segna anche un salto per il festival?

«Ogni anno è una sfida: rinnovarsi, trovare gli artisti giusti e mantenere alto il livello della proposta. Se non c’è qualcosa da dire, è meglio fermarsi e aspettare».

E quest’anno cosa vi ha convinto a non aspettare?

«La possibilità di costruire un evento di livello internazionale, con una collaborazione unica e difficile da ripetere».

Quanto ha inciso il percorso fatto con Gazzè?

«Molto. Abbiamo fatto 25 concerti in contesti importanti. È stata un’esperienza significativa che ci ha fatto crescere, anche se al momento la collaborazione è ferma per l’uscita del disco».

Su cosa state lavorando ora come orchestra?

«Stiamo lavorando sul progetto legato al disco uscito quest’anno, Abruzzo Urume 2. Insieme c’è anche una piattaforma digitale con il libro Abruzzo Songbook, che raccoglie molte canzoni abruzzesi, sia nelle versioni originali sia rielaborate».

Sono previste attività collaterali al concerto?

«Sì, il 9 luglio organizzeremo anche una masterclass sulla musica tradizionale in collaborazione con il Conservatorio di Teramo. È un aspetto importante perché il festival vuole essere anche formazione».

Quanto contano le collaborazioni sul territorio?

«Sono fondamentali. Il Comune di Giulianova ci supporta, così come il Festival delle Abbazie e il Conservatorio. Il festival cresce mettendo insieme energie diverse».

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