26 maggio

Oggi, ma nel 1956, a Bari, al civico 12 di via Marcello Celentano, Franco Percoco, di 26 anni, studente universitario di Agraria, in casa sua, accoltellava letalmente il padre Vincenzo, di 64, pensionato delle Ferrovie dello Stato, la madre Eresvida Martini, di 56, casalinga, il fratello minore Giulio, di 21, affetto da sindrome di Down, verosimilmente per liberarsi dal controllo familiare. Ma anche perché voleva poter disporre dei soldi di famiglia per soddisfare i propri capricci con donnine allegre. Era accusato, tra l’altro, di scarso rendimento accademico. L’altro germano, il maggiore, Vittorio, era in cella, nel penitenziario barese, per furto. I cadaveri, tenuti per otto giorno nell’abitazione e in avanzato stato di decomposizione, verranno scoperti solo il 6 giugno successivo, a causa del fetore.
Prima del triplice omicidio Percoco aveva bevuto cognac insieme ai soliti psicofarmaci che assumeva per contrastare l’esaurimento nervoso. Era fidanzato con Tina Tezzi, napoletana di 15 anni. Verrà arrestato il 9 giugno ad Ischia, nell’albergo Felix (nella foto, particolare). Reo confesso, sarà etichettato dalla cronaca nera come il “John Christie barese”, ma anche come il primo caso del genere del Belpaese. La prima strage in famiglia. Il 12 luglio 1958 verrà condannato, in primo grado, all’ergastolo. Pena che poi, in appello, il 13 dicembre 1960, verrà ridotta a 30 anni di carcere.
Verrà scarcerato alla fine di gennaio 1977. Morirà a Torino, il giorno di San Valentino del 2001, a 71 anni. Tutta la vicenda verrà ricostruita nel volume di Marcello Introna, intitolato “Percoco”, che sarà pubblicato dalla casa editrice milanese Mondadori, nel 2016. Dal volume verrà tratto il lungometraggio “Percoco - Il primo mostro d’Italia”, del regista Pierluigi Ferrandini, che uscirà nel 2023.
