25 maggio

Oggi, ma nel 1993, a Sarajevo, nella cosiddetta terra di nessuno, a ridosso del ponte Vrbana, miliziani serbi riuscivano a recuperare i cadaveri di Admira Ismić e Boško Brkić August, i due fidanzati, coetanei di 25 anni, assassinati, con 25 colpi di fucile, il 19 maggio, mentre tentavano di lasciare la città assediata dal 5 aprile 1992 e di riparare nel territorio controllato dai serbi. Una fuga d'amore approfittando di una sorta di tregua del piombo da parte dei cecchini, pausa accordata, ma che nei fatti poi non era stata rispettata. Togliere da quella fascia di tiro incrociato i resti mortali, fusi nell’abbraccio eterno, dei due giovani promessi sposi non era un’operazione semplice né esente da rischi. Anche perché il contingente umanitario delle Nazioni unite non voleva assumersi alcuna responsabilità e lasciava alle autorità locale l’incombenza. Il cui significato stava diventando sempre più simbolico.
I due malcapitati stavano insieme da sette anni. Entrambi classe 1968, lui serbo ortodosso, lei musulmana, erano stati soprannominati “Romeo e Giulietta” della belligeranza di Bosnia ed Erzegovina. Lui era stato centrato, alla testa, per primo. Lei, ferita letalmente, era riuscita a trascinarsi verso di lui e a cingergli le braccia al collo prima di spirare. Le generalità del sicario non verranno fuori. La sepoltura, nel cittadino cimitero del Leone, avverrà solo nel 1996. Tra l’altro proprio a ridosso del locale nel quale s’erano incontrati per la prima volta. La loro vicenda (nella foto, particolare, i due corpi inanimati) nata in un bar sulle sponde del fiume Miljacka, cresciuta tra l’odio etnico, e consumatasi tra i quartieri Grbavica e Marijin Dvor faceva il giro del globo destando non poco clamore mediatico.
La loro storiaccia verrà ricostruita nel documentario che sarà intitolato “Romeo and Juliet in Sarajevo”, del regista John Zaritsky. La pellicola, della durata di 90 minuti, che verrà rilasciata il 10 maggio 1994, riceverà l’Alfred Dupont Award della scuola di giornalismo della Columbia University. Il 3 ottobre di quel 1993, sempre sul ponte incriminato, toccherà al pacifista di Canzo, in quel di Como, Gabriele Moreno Locatelli, di 34 anni, mentre sarà intento a deporre una corona di fiori in memoria della croata Suada Dilberovic, la prima vittima a Sarajevo, accoppata, il 5 aprile ’92, a 24 anni, dai cecchini serbi asserragliati nell’hotel Holiday Inn, durante la prima marcia per la pace.

