Sottosopra

Il talento e la semplicità, così Sinner unisce l’Italia

18 Maggio 2026

Jannik è un simbolo che va oltre le appartenenze e persino quella sua tipica inflessione linguistica teutonica, figlia delle montagne del Nord, fa superare anche i confini geografici. Se c’è uno sportivo che oggi unisce l’Italia più di chiunque altro, ebbene, è Sinner

PESCARA. Quanta distanza c’è tra lo Jannik Sinner timido, imbarazzato, che arrossisce davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la premiazione al Foro Italico, e lo Jannik Sinner macchina da guerra, determinato, implacabile che batte chiunque gli si pari innanzi. Ultima “vittima” in ordine di tempo, ieri, Casper Ruud, giocatore norvegese solido, ma non abbastanza, osannato anche dal pubblico di Roma che ne apprezza la correttezza.

E qual è il segreto di questo giocatore italiano, numero uno al mondo (senza Alcaraz, infortunato, è anche difficile trovargli un avversario all’altezza) che riesce a vincere sei tornei Master 1000 consecutivi e ora, dopo qualche giorno di riposo, è pronto a proiettarsi su quel Roland Garros che l’anno scorso gli è sfuggito di un soffio? C’è una parola che spiega il fenomeno Sinner: la semplicità. Fateci caso, il nostro campione coniuga i verbi usando sempre la prima persona plurale. “Noi” e non “io”. E non è un plurale maiestatis di maniera, un vezzo che indugia a richiami nobiliari. Al contrario, è un modo di essere, di vivere la vita con valori autentici. Che gli viene da un vissuto incentrato sul lavoro, nell’albergo di famiglia – con gli amatissimi genitori Hanspeter e Siglinde, e suo fratello Mark – dove Jannik torna ogni volta per sentirsi davvero a casa.

E al di là delle sue eccelse qualità di tennista, penso che la differenza la faccia proprio la sua mentalità, che predilige il gioco di squadra in uno sport che fa dell’individualità il suo punto di forza. Questa apparente contraddizione Sinner la esprime attraverso molteplici declinazioni: condividere gioie, dolori, esaltazioni, difficoltà. E noi, sportivi e appassionati di tennis, anche per questo ci aggrappiamo al suo talento e alla sua educazione. Ne abbiamo bisogno, ne ha bisogno l’Italia intera. Jannik è un simbolo che va oltre le appartenenze e persino quella sua tipica inflessione linguistica teutonica, figlia delle montagne del Nord, fa superare anche i confini geografici. Se c’è uno sportivo che oggi unisce l’Italia più di chiunque altro, ebbene, è Sinner. Grazie anche di questo, Jannik.