23 maggio

Oggi, ma nel 1948, a Roma, iniziava il mandato da ministro della Difesa di Randolfo Pacciardi, da Gavorrano, in provincia di Grosseto, di 49 anni, già vicepresidente del Consiglio dei ministri dall’1 giugno 1947, esponente di peso del Partito repubblicano in forza al V esecutivo guidato da Alcide De Gasperi. L'incarico durerà fino al 7 luglio 1953 e sarà caratterizzato dall’ingresso del Belpaese nella Nato. Anche grazie all’azione degli ex sodali di Pacciardi nell’organizzazione anti-mussoliniana Italia libera, il primo movimento clandestino organizzato contro il regime, e nella concentrazione antifascista parigina. Ovvero Alberto Tarchiani, divenuto ambasciatore tricolore negli States, e Carlo Sforza, nominato ministro degli Esteri.
Il dicastero di Pacciardi sarà, inoltre, caratterizzato anche dalla sostanziale azione di ammodernamento delle Forze armate. Il 17 gennaio 1952, nella Capitale, scamperà al tentato attentato ordito dal macellaio livornese Ottorino Pandolfi, di 53 anni, mediante bomba a mano. Considerato per certi versi l’erede di Mazzini e di Garibaldi quale continuatore del disegno di libertà per lo Stivale, anche in virtù dell’impegno nella guerra civile spagnola alla difesa di Madrid (nella foto, particolare, con Pietro Nenni, a sinistra, proprio nella capitale iberica nel settembre 1936, nello scatto dell’Archivio di Stato del Canton Ticino, Fondazione Pellegrini-Canevascini, di Bellinzona), sarà invischiato nel presunto tentativo di colpo di Stato, il "golpe bianco" di Edgardo Sogno dell’agosto 1974. Quello che verrà pianificato, ma non attuato, per costringere il presidente della Repubblica Giovanni Leone a dare mandato a un governo che mettesse mano alle riforme istituzionali.
Per arrivare a una forma repubblicana semipresidenziale, come quella transalpina di Charles de Gaulle. E per evitare, in pieno contesto di guerra fredda, l’ascesa del Partito comunista italiano. L’esperienza verrà ricostruita anche nel documentato saggio intitolato “Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell’ultimo mazziniano”, che sarà pubblicato dall’editore Rubbettino, di Soveria Mannelli, nel 2011, e scritto da Paolo Palma. Quest'ultimo autore anche, nel 2003, e per i medesimi tipi editoriali, del volume “Una bomba per il duce. La centrale antifascista di Pacciardi a Lugano (1927-1933)”. Testo inerente anche l’organizzazione dell'iconico volo su Milano, dell’11 luglio 1930, di Gioacchino Dolci e Giovanni Bassanesi, e supporto proprio di Pacciardi, con partenza dall’elvetica Londrino, lanciando 150mila volantini contro il regime in orbace. Biglietti siglati col motto di Giustizia e libertà, “Insorgere per risorgere”, creato da Emilio Lussu.
