Fotoritratti e confidenze per scoprire i luoghi dove le donne scrivono

“Una stanza tutta per loro”: 51 scrittrici raccontate negli scatti e nei ritratti di Ale Di Blasio e Alessio Romano
PESCARA. «Le stanze sono così diverse; sono tranquille o tempestose; aperte sul mare, o al contrario sul cortile di un carcere; c’è il bucato steso, oppure splendono di opali e sete; sono dure come il crine o soffici come le piume… basta entrare in una stanza qualunque di una qualunque strada perché ci salti agli occhi quella forza estremamente complessa della femminilità». Così Virginia Woolf in un passo del suo importante saggio “Una stanza tutta per sé”, pubblicato per la prima volta il 24 ottobre 1929, in cui la scrittrice inglese rivendicava, per il genere femminile, la possibilità di essere ammesse ad una cultura che fino a quel momento si era rivelata di esclusivo appannaggio maschile.
Ed arriva da due giovani uomini un libro, “Una stanza tutta per loro” (Avagliano Editore), che parte dunque da un omaggio all’autrice di “Le onde” per un viaggio letterario e fotografico nei luoghi/rifugio in cui 51 scrittrici dei nostri giorni scrivono. In uno studio pieno di libri, al tavolo di una cucina, sulla panchina di un parco, in treno, in una biblioteca o in un bar affollato. Immagini che si trasformano in una indagine sul loro rapporto con la scrittura. Lo scrittore Alessio Romano e il fotografo Ale Di Blasio le hanno incontrate per parlare di luoghi di scrittura, di narrazione e del ruolo della donna all’interno del mondo culturale italiano.
Ne escono fuori dei ritratti inediti e privati che compongono una raccolta delle voci più interessanti della scrittura femminile di oggi. Tra i nomi: Dacia Maraini, Lidia Ravera, Rosella Postorino, Teresa Ciabatti, Sandra Petrignani, Vivian Lamarque, Loredana Lipperini, Nadia Terranova, Barbara Alberti, le abruzzesi Donatella Di Pietrantonio, Maura Chiulli, Angela Nanetti . Il libro si chiude con un omaggio ad Alda Merini, ovvero con la foto della stanza della poetessa, ricostruita nello Spazio a lei intitolato alla Casa delle Arti, a Milano.
Alessio Romano è nato a Pescara nel 1978 e ha esordito nel 2006 con “Paradise for all” (Fazi), giallo ambientato alla Scuola Holden. È autore di “Solo sigari quando è festa” (Bompiani 2015). Il suo ultimo libro è “D’amore e baccalà” (EDT 2018) spassosa guida letterario-turistica dedicata Lisbona. Pasquale Ale Di Blasio (Atri, 1990) ha studiato Cinema e Spettacolo alla Sapienza a Roma laureandosi con una tesi sul fenomeno di Instagram e la fotografia istantanea digitale. Lavora a Milano come fotografo freelance.
Fino a domenica 2 dicembre la mostra fotografica tratta dal libro è alla libreria Ipercoop del Centro commerciale d’Abruzzo a San Giovanni Teatino.
Alessio Romano come è nata l’idea di questo libro?
Ho conosciuto Ale Di Blasio, quando ero suo insegnante di scrittura creativa al liceo di Montesilvano. Una sera di 3 anni fa venne a trovarmi per propormi di fare qualcosa insieme, lui aveva intrapreso con grande determinazione la strada della fotografia. C’era sul tavolo una copia di “ Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf, uno dei saggi di letteratura più lucidi e belli che abbia mai letto, riesumato dalla mia libreria per una consultazione in vista di una conferenza . Pensai a tutti i libri fotografici dedicati agli scrittori che avevo sfogliato negli anni. E non mi veniva in mente neanche una foto di una scrittrice, se non di qualche grande del passato. Sapevo delle corse mattutine di Haruki Murakami e che Hemingway scriveva in piedi, ma non avevo mai sentito parlare di un’indagine sui rituali e sulle abitudini delle scrittrici. “Potresti fotografare le scrittrici italiane nella stanza dove scrivono!” gli dissi. L’idea ci piacque e diventammo immediatamente operativi.
Da chi avete cominciato e avete avuto difficoltà a farvi aprire “quelle stanze”?
Pensai che il nostro progetto avesse bisogno di una benefica, importante partenza. Scrissi a Dacia Maraini. La sua risposta fu veloce e positiva: io e Ale pochi giorni dopo eravamo già sulle vie innevate delle montagne abruzzesi dove la più grande scrittrice italiana ama ritirarsi per scrivere in inverno. Agli scatti seguì una cena e la speranza che quello fosse solo l’inizio. Partiti con Dacia Maraini, abbiamo poi chiesto suggerimenti alle stesse scrittrici su quali potessero essere le altre autrici da coinvolgere. Poi Ale ha continuato da solo, in poche occasioni l’ho accompagnato. C’era chi gli offriva da mangiare, chi gli regalava un libro, con qualcuna è nata un’amicizia. “Sono una più matta dell’altra” era solito riferirmi tutto contento, “per questo le adoro”. Io intervistavo le scrittrici, per telefono o via mail.
Cosa chiedeva?
Di descrivere la stanza dove abitualmente scrivono, quali fossero i rituali e i tic prima di mettersi a scrivere, quale il loro rapporto con la scrittura. Ho notato che hanno tutte un rapporto di grande intimità con le case, si scrive in cucina, in camera da letto. Anche gli orari sono personali: molte sono mattiniere (io scrivo di notte), spesso scelgono gli orari che non si sovrappongano con incombenze familiari .
Hanno parlato di altre autrici?
Posso dire che la scrittrice italiana più amata da tutte loro è Elsa Morante.
Ritiene che esista una scrittura di genere?
No, non penso che ci sia distinzione tra scrittura maschile e femminile. Un bravo scrittore scrive bene di questioni femminili – che so: la maternità –, una brava scrittrice di cose maschili. Pero oggi in Italia scrivono meglio le donne: sono di autrici i libri più belli in circolazione, coincidenza?
A cosa sta lavorando?
Uscirà il mio primo libro per ragazzi. Forse influenzato da questo libro perché ha come protagoniste delle ragazze molto in gamba.
Ale di Blasio come è stato ritrarre delle scritttrici?
Intanto in molti casi è stata una scoperta: io conoscevo le più famose, le altre per me erano novità. Mi piace dire che ho voluto ritrarre donne, che poi siano scrittrici è altro, per me. Non ho creato ambientazioni ad hoc per chi scrive gialli o altri generi. La loro scrittura e personalità volevo: le ho conosciute, ci ho parlato e le ho ritratte come mi apparivano, rigida, elegante, sorridente, cupa. Si sono mostrate così, poi la scrittura è un riflesso della loro personalità e io nel ritratto questo ho voluto catturare. Ho voluto interrogarmi sulla personalità di ognuna non su quello che scrivono.
Erano restie o fiduciose davanti al suo obiettivo?
Dipende. Molte non avevano problemi, altre erano caute, mi hanno voluto conoscere prima di farmi entrare nel luogo per eccellenza del loro lavoro.
Qualcuna l’ha colpita in particolare?
Ognuna per qualcosa di diverso. Ogni ritratto è infatti diverso. Ho scelto per tutte la foto con la luce naturale o comunque dell’ambiente: no flash, no interventi successivi, non luci mie. Lo scopo era di mantenere il luogo reale: come lo vivevano loro così l’ho mantenuto io, non scrivono col flash ma magari alla luce della finestra e io lì ho scattato. Ho voluto la realtà.
Cosa c’è nel suo prossimo futuro?
Ora sto lavorando con il nudo femminile.
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