Franca Valeri: a teatro gli anni non contano e mi diverto ancora

16 Maggio 2016

La grande attrice, vicina ai 96 anni, parla di lavoro e progetti Sull’età dice: «Io non vivo da anziana che fanno invece tanti»

di BARBARA BARONI

Lo ribadisce con orgoglio: io non vivo da vecchia! Non solo, ha dei progetti e nuove cose da raccontare. Lo ha già detto alla sua editor di Einaudi: scriverà un altro libro, oltre a quello appena uscito, dal titolo La vacanza dei superstiti. Chi, a quasi 96 anni, vive con l'energia e la semplicità di una giovane donna è Franca Valeri, professione attrice.

Signora Valeri, come si vive e come si sta a più di 90 anni?

«Faccio possibilmente ancora del teatro ma purtroppo, proprio adesso che sono arrivata a questo punto della mia vita, la crisi del teatro è pazzesca, bisognerebbe darsi da fare terribilmente per recitare, ma questa cosa proprio non posso farla, e a dire il vero non la ritengo giusta. Tuttavia ho scritto l'ultima commedia che è stata rappresentata per la prima volta a Spoleto, Il cambio dei cavalli, e ha avuto un successo che non mi aspettavo. In genere oggi, in teatro, cercano di far recitare dei giovani perché costano poco; e non perché non siano bravi, ce ne sono anche di talentuosi, ma non hanno la possibilità di emergere come, invece, è stato per noi. La mia generazione è uscita allo scoperto in un periodo felice, dopo la guerra tutti avevano fame di teatro e di cinema».

Come fa ad avere ancora tutta questa energia?

«Ah, be’, se non si è malati, l'energia la si trova. Io ho avuto alcuni giorni di tosse, che non è una malattia vera, ma è fastidiosa, allora mi sono accorta che il mio star bene è una bella fortuna. Sì, sto piuttosto bene e ho anche fatto qualche recita. Mi sono divertita».

Dopo tanti anni, si diverte ancora in teatro?

«Certo. E ho sempre voluto recitare cose mie, perché recitare un testo, mettere su uno spettacolo, è troppo difficile».

Leggendo il suo libro si ha l'impressione che i suoi anni le servano anche per essere dissacrante, permettersi di dire la verità, mettere da parte equilibri e compromessi.

«Arrivati a una certa età si può, è vero, non ho alcun problema a dire sempre quello che penso. Certo è bello essere giovani ma ogni età ha il suo valore. Ora guardo un po' meno a tutto ciò che ho intorno. Anche se c'è un fondo di amarezza ad essere molto anziani, nonostante abbia la fortuna di non stare male e di non avere un aspetto troppo decadente».

È curioso come lei viva ancora sulle montagne russe: dalla felicità alla noia, dalla serenità alla solitudine, nei confini di un letto, di una notte, di una banda di gatti, come scrive nel libro.

«Non c'è equilibrio perché siamo molti meno, la vita è più ristretta: ci sono meno problemi, meno persone, meno amici, tanti sono scomparsi, e la giornata alterna con ore di noia e ore in cui scrivo ancora; ore di solitudine e ore in cui frequento la figlia che ho adottato, ho anche una nipotina. E poi ho molti cani e gatti: di mio ho tre gatti e sette cani, però poi ho un cortile pieno di gatti randagi, adoro gli animali, ne ho uno che è il mio compagno assoluto perché è il più piccolo. Non approvo molto quello di tenere i cani senza la loro libertà in casa. Un conto è un cane piccolo, un conto sono i gra. ndi cani che non possono stare chiusi in casa, ho un vero e proprio canile destinato alle adozioni degli animali spersi».

Lei scrive: la giovinezza e la maturità sono età allo sbaraglio. La vecchiaia si può programmare.

«È così, perché ci sono tante sorprese nell’età giovanile, la vita ti può aggredire o possiamo inventarcela; ma alla mia età quello che è stato, è stato: possiamo farci un vestito nuovo o fare un viaggio ma oltre non si va. Non è che puoi dire: adesso voglio incontrare il grande amore. La vita è imprevedibile da giovani, da vecchi più o meno è sempre la stessa. Io però non vivo da vecchia, come vedo tanti fanno. È vero, ho delle limitazioni anche fisiche: per esempio mi sono operata all'anca e non è che cammino molto spedita; per esempio la maggior parte dei miei amici o quelli che mi aiutano, mi portano fuori il cane perché altrimenti mi farei trascinare e finirei a terra».

Che cos'è per lei il teatro?

«Il teatro è stato il mio lavoro, il mio successo, tutto... la mia vita. Nella mia vita ha contato molto l'amicizia ma il teatro è stato tutto!».

Lei è un'attrice comica: da dove prende gli spunti per far ridere e per creare i suoi personaggi?

«Io ho la fortuna di avere una grande sensibilità per il mondo che mi circonda quindi tutto mi stuzzica l'ispirazione, gli altri mi tornano sempre in mente quando scrivo, e poi ho una grande ironia».

Che rapporto ha con la tecnologia? Questo libro è stato scritto a mano, vero?

«Sì, io purtroppo sono fuori da questa magia della tecnologia, dei computer, non posso servirmene, non so come si fa e un po' mi irrita perché ha tagliato fuori dalla quotidianità la gioia dei rapporti umani: oggi non si parla, ma ci si contatta, rapidissimamente. Io non so fare nulla con la tecnologia e mi dà noia quando mi dicono mandami una mail. Al diavolo, rispondo io! Vieni a trovarmi o telefonami!».

A novant'anni si è imparato a vivere?

«No, si sono perfezionate le proprie tendenze. Il modo di vivere lo trovi subito appena ragioni, come vorresti vivere lo sai già quando vai a scuola, però, a poco a poco, limando, si trova il meglio. E di questo, almeno io, non mi lamento».

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