Franco Mannella, la voce pescarese di Paul Giamatti

È l’alter ego del candidato alla statuetta di “The holdovers” L’attore abruzzese: «Lui il migliore tra gli interpreti in gara»
PESCARA. «Quando si doppia un attore molto bravo, il mio lavoro è più facile, ma bisogna sforzarsi di essere alla sua altezza. Paul Giamatti è uno dei miei preferiti, a mio avviso è il migliore tra i cinque attori in corsa per l’Oscar».
Avrà uno spettatore speciale, la Notte degli Oscar 2024, che quest’anno sarà trasmessa da Rai1 domani, a partire dalle 23.55 (ora italiana). A prestare la voce all’attore statunitense Paul Giamatti nel film The Holdovers - Lezioni di vita, diretto da Alexander Payne, è stato, infatti, il doppiatore, attore, regista e formatore teatrale pescarese Franco Mannella. Il Centro lo ha intervistato alla vigilia della cerimonia di premiazione che, nella categoria riservata al miglior attore protagonista, vede in corsa per la statuetta anche Cillian Murphy (Oppenheimer, Cristopher Nolan), Bradley Cooper (Maestro, di cui è anche regista), Jeffrey Wright (American Fiction, Cord Jefferson) e Colman Domingo (Rustin, George C. Wolfe). In The Holdovers, Giamatti interpreta Paul Hunham, un impopolare e coriaceo docente di un college nel New England che, alla vigilia delle vacanze natalizie, si trova a dover sorvegliare i ragazzi che non torneranno a casa. Tra di loro, spicca Angus Tully, che ha il volto di Dominic Sessa. Diversi i riconoscimenti già conquistati dagli interpreti, tra cui il Golden Globe a Paul Giamatti e a Da’Vine Joy Randolph, rispettivamente come miglior attore in un film o commedia musicale e come migliore attrice non protagonista.
È tornato a doppiare Paul Giamatti, dopo avergli prestato la voce in Cinderella Man, Fred Claus e Duplicity. Cosa ha amato del personaggio e cosa ama dell’attore?
«Giamatti è uno tra i miei attori preferiti. Grazie a Fiamma Izzo, che ha voluto che lo doppiassi per la prima volta in Cinderella Man, ho scoperto un attore incredibile: usa lo strumento vocale da maestro e ha una presenza scenica notevole. La gran parte delle volte lo doppia il collega e amico Massimo Rossi, io ho avuto il grande privilegio di doppiarlo in questo film, che me l’ha fatto amare ancora più di quanto lo amassi prima. In The Holdovers ha un trucco cinematografico particolare, interpreta un personaggio che ha tante sfumature: un professore burbero, introverso e scontroso, che rivela un grande spessore umano. Mi è piaciuta molto la sua evoluzione. Il mio lavoro è stato quello di seguirlo, di stare con lui e respirare con lui, che è la cosa più bella del doppiaggio. Da attore, invece, lo sento molto vicino per la sua modalità di interpretare, di entrare nel personaggio».
Qual è stata per lei la scena più bella da doppiare e quale la più complessa?
«Mi è piaciuta molto la scena dell’inseguimento dell’allievo in palestra; è stata molto divertente, c’era da seguirlo anche nei fiati. La scena più impegnativa è stata, invece, quella finale, perché meritava un’attenzione particolare, è molto delicata. Giamatti aveva uno sguardo intensissimo e nelle parole c’era tanto, anche la consapevolezza che lui e il ragazzo non si sarebbero più rivisti. Il loro è uno di quei classici incontri di cui la cinematografia e il teatro sono ricchi: due individui diversi che si cambiano la vita a vicenda».
Quale pensa sia il punto di forza del film? Perché non si dovrebbe perdere?
«Sembra di fare un tuffo nel passato e di riassaporare un’atmosfera diversa, un modo di vivere diverso. The Holdovers è un film che ti lascia qualcosa, lo definirei poetico. Ti fa respirare qualcosa che non c’è più, una dimensione che forse ci manca».
Paul Giamatti si gioca l’Oscar con il superfavorito Cillian Murphy, interprete del padre della bomba atomica J. Robert Oppenheimer nel film diretto da Christopher Nolan. Una sua previsione?
«Non so se sono obiettivo, ma, a mio avviso, il migliore dei cinque in gara è proprio Giamatti. Oppenheimer è un film che ho amato, Murphy è un mostro di bravura, il suo è un personaggio granitico, ma con meno sfumature rispetto a quello di Giamatti. Oppenheimer, però, sembra predestinato a fare incetta di Oscar, penso che per Giamatti sarà durissima.
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