Gabbani ad AtrIncontra: «Oggi so che la felicità è vivere il momento»

9 Agosto 2022

L’artista stasera sul palco in piazza Duchi d’Acquaviva «Il successo all’inizio mi sconvolse, ora lo vivo meglio» 

ATRI. «La felicità per me è qualcosa da vivere e non da cercare». Francesco Gabbani torna in Abruzzo con la sua energia travolgente e le sue canzoni che arrivano dritte al cuore, in cui fonde sapientemente la profondità dei testi alla leggerezza delle melodie. Il cantautore toscano si esibirà ad Atri stasera dalle ore 21, nell’ambito del Festival AtrIncontra. Piazza Duchi d’Acquaviva farà da suggestivo sfondo ai brani contenuti nel nuovo album “Volevamo solo essere felici” e ai suoi successi.
Gabbani, cos’è per lei la felicità?
Qualcosa da vivere e non da cercare, credo di avere capito di essere distante dal concetto di felicità come qualcosa da attendere. Tendenzialmente noi occidentali la vediamo come qualcosa da raggiungere, pensiamo che saremo felici solo “quando arriveremo là” o “quando avremo quella cosa”…questo porta spesso a ottenere l’effetto contrario, perché abbiamo aspettative forse troppo grandi. Ho imparato a cercarla nel momento, nel presente e nelle piccole cose.
Il nuovo disco arriva a due anni di distanza dal successo di “Viceversa”. Con quali novità?
Continuo a fare musica come espressione di quello che sono. La novità che spero ci possa essere nelle canzoni è una piccola crescita personale. “Volevamo solo essere felici” è un album che prova a fare un’analisi più interiore rispetto a “Viceversa”. Il disco precedente provava a interpretare se stessi mettendosi soprattutto in rapporto con gli altri, con la società, questo, invece, è un disco che guarda più all’interno, è più di introspezione psicologica.
Tra i brani contenuti nel disco c’è “Peace & Love”, molto attuale, anche se è stato scritto prima dello scoppio del conflitto in Ucraina…
È un brano che prova a esprimere un concetto che sulla carta sembra ormai banale: dichiararsi in modo esplicito e convinto pacifisti e contro qualsiasi tipo di violenza o di conflitto, di aggressività. L’idea era quella: sottolineare il senso di condivisione pacifica tra esseri umani, che da una parte sembra scontato, ma i fatti che stiamo vivendo oggi fanno capire che così scontato non è. È una canzone che mi dava la possibilità di mettere il puntino sulle i rispetto alla mia posizione di pacifista.
Tornando all’importanza di vivere il presente, nel disco questo tema è ben esplicitato dal brano “Puntino intergalattico”…
Provare a vivere l’attimo, a trovare il senso della nostra esistenza semplicemente nell’essere e nel vivere è una cosa che provo a fare e che mi attrae. “Puntino intergalattico” lo dice in modo dichiarato: siamo un puntino in mezzo a un sistema molto più grande di noi e abbiamo il nostro posto proprio in questo momento. È quasi una promessa: promettere a me stesso di vivere in questo modo, che considero il più giusto, anche se non è facile. Viviamo in un sistema strutturato sulle scadenze, sulla progettualità.
Come vive il successo?
Oggi bene. Quando è arrivato quello nazional-popolare nel 2017, nella fattispecie con quella che è stata la coda di “Occidentali’s Karma”, mi ha abbastanza sconvolto. Il successo è qualcosa di violento, chi dice che non ti cambia, secondo me, un po’ mente. Inizi ad avere la percezione di quello che sei tramite il giudizio degli altri. Oggi ho imparato ad accettarlo e lo vivo in modo molto più sereno. Fare canzoni, scrivere musica, salire su un palco è quello che naturalmente sono predisposto a fare. È una sorta di necessità. Ho accettato serenamente il fatto che non posso piacere a tutti, con la consapevolezza di essere un privilegiato a vivere facendo ciò che mi piace.